Alberti, Leon Battista  
Della architettura di Leon Battista Alberti libri 10, della pittura libri 3 e della statua libro 1 / The architecture of Leon Battista Alberti in ten books, of painting in three books and of statuary in one book (uebers. von Cosimo Bartoli und Giacomo Le — London, 1726 [Cicognara Nr. 378]

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Libro I.

Lie, e Li grosfezz» di ogni pin spclTo, o grassi)
Vapore, slu lontana. Anno trovato coloro che
attendono :i quelle cole, clic i raggi e gli ardori
ilei Sole, fanno maggior' impeto sopra le cole
più serrate e dense, che l'opra le rade, sopra
l'Olio più che sopra l'Acqua, sopra il ferro più
che sopra la lana. Laonde e' dicono l'Aria
esser più grave e più grolla in quei luoghi, dove
ella maggiormente li riscalda. Gli Egizzj con-
tendendo della Nobiltà con l'altre genti del
Mondo li gloriavano d' essere flati i primi uo-
mini, the rudero flati creati nel Mondo, e che
non era (lato bisogno di procreare gli uomini
in altro luogo, che dove e' rullino polluti vivere
sanillimi, e dicevano clsere slati dotati dalla be-
nignità degli Dei quali di perpetua Primavera,
e d'Aria sempre d'una medelìma maniera mara-
vigliolamcnte più che tutti gli altri. Et Erodoto
scrive che infra gli Egizzj, quelli maslìntimente
che son volti verso la Libia, sono più di tutti gli
altri sanillimi, perchè quivi mai non si variano i
piacevoli venticelli. Et certo e' mi par vedere
alcune Città si della Italia, si delle altre genti,
non per alcuna altra cagione più, che per una
subira intemperie dell' Aria, or calda, & or
fredda, diventare inferme, e piene di pelle. Per
tanto si debbe avvertire, e non senza proposito,
quanto e qual Sole abbia ad avere il Paele,
acciò non vi sia, né più Sole, né piìi ombra, che
vi Insogni. I Garamanti bellemmiano il Sole
quando e'si leva, e quando egli va sotto: percioc-
ché sono avvampati dalla troppa continuazione de'
raggi. Altri sono pallidi per avere quali una
continuata notte, e che cos'i accaggia, non inter-
viene tanto per avere il polo più basso, o più a
sgembo, ancoraché quello faccia assai, quanto che
per essere i luoghi polli con la faccia, o a ricevere
il Sole, ed i Venti, o a schifarli. Io più presto
vorrei i venticelli piacevoli e leggieri, che i venti,
e più tosto i venti, ancora che crudi e meno
che modelli, che 1' aria quieta ed immobile, e
consequentemente gravissima. Le Acque, dice
Ovidio, li giuliano, sé non si movono. L'Aria,
per dire cosi, in verità si rasserena grandissnna-
mente per II moto. Perciocché io certo mi penlo
che i vapori che si lievano di terra, o si risolvino
per il moto; overo riscaldandosi per i moti, li
maturino Ma io vorrei che quelli venti, giu-
gncilinorotti dalli opposli monti e selve, o ilracchi
da un loro lungo viaggio. Vorrei che da i luo-
ghi donde passano, non conducelimo alcuna mala
imprellionc. E per quello si debbe avvertire di
fuggire ogni cattiva vicinanza, donde eseane cosa
alcuna nociva; Nel numero delle quali cole è il

cattivo

B o'o K I.

heavy thick Vapours. Those who apply them*
sclves to these Enquiries have oblerved, that the
Rays and Heat of the Sun ail with more Vici,
lence upon dole dense Bodies, than upon those
of a looscr Contexture, upon Oyl more than
Water, Iron more than Wool: for which Reason
they say the Air is mod gross and heavy in those
Places, which are moll subjeil to great Heats.
The /Egyptians contending for Nobility with ali
the other Nations in the World, boasted, that
the firsl Men were created in their Country, be.
cause no Place was so fit to plant the firss: Race
ot Men in, as there, where they might live the
mod healthily ; and that they were bless'd by the
Godswith a kind of perpetual Spring, andaconllant
unchangeable Dilpoiition of Air above all the rest
of the World. And Herodotus writes, that amon°
the /Egyptians, those chiessy who liv'd towards
Lybia, are the mod healthy, because they enjoy
continual gentle Breezes. And to me the Reason
why some Cities, both in Italy and in other
Parts of the World, are perpetually unhealthy
and peflilential, seems plainly to be the sudjen
Turns and Changes in the Air, from Hot to
Cold, and from Cold to Hot. So that it very
much concerns us to be extremely careful in out
Observation, what and how much Sun the Region
we pitch upon is exposed to ; that there be
neither more Sun nor more Shade than is ne-
cessary. The Qarammta curse the Sun, both
at it's Riling and it's Setting, because they are
scorch'd with the long Continuation of it's Beams,
Other Nations look pale and wan, by living in
a kind of perpetual Night. And these Things
happen not so much, because such Places have
the Pole more depresi'd or oblique, tho' there
is a great deal in that too, as because they are
aptly situated for receiving the Sun and Wind»,
or are skreen'd from them. I lliou'd chuse sofc
Breezes before Winds, but even Winds, tho' vio-
lent and bluflering, before a calm, motionless, and
consequently, a heavy Air. Water, says Ovid,
corrupts, if not moved : And it is certain the
Air, to lise such an Exprellion, is wonderfully
exhilerated by Motion : For I am persuaded,
that thereby the Vapours which rise srom the
Earth are either dissipated, or else growing waim
by Action are concocted as they lliou'd be. But
then I wou'd have these Winds come to me,
broken by the Opposition of Hiils and Wood-,
or tired with a long Journey. I wou'd take
heed that they did not bring any ill Qualities
along with them, gathered from any Places they
pass'd thro'. And for this Reason we lliou'd be

careful

L
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