Alberti, Leon Battista  
Della architettura di Leon Battista Alberti libri 10, della pittura libri 3 e della statua libro 1 / The architecture of Leon Battista Alberti in ten books, of painting in three books and of statuary in one book (uebers. von Cosimo Bartoli und Giacomo Le — London, 1726 [Cicognara Nr. 378]

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Libro Ili.

Book III.

Cap. VII.

Come si generino le pietre, Come le
committmo e congiungano insume,
e quali sieno le più gagliarde, e
quali le più deboli.

GLI importa certo grandemente con
quale comettitura, e con quale collega-
mento si mettano esse pietre in opera,
in coretto o in altro luogo: Perciocché
Eccome nel legno, così nelle pietre ancora, sono
' e vene e nodi ed altre parti più deboli, anzi è
manifictlilìlmo che i Marmi si fendono e si torco-
no. Sono nelle pietre Polteme e Saccate di mate-
ria putrida, la quale col tempo rigonfia (lìccome
io pento) inzuppatali di umidità dell' aria, che
ella à iucciata, onde ne scguitano più gravi po-
steme, e guattamenti di colonne. Pertiche, oltre
a quelle cole die delle pietre a lor luogo di sopra
trattammo, è di ncceilità conoseere che le Pietre
sono (liuonic noi leggiamo) create dalla natura,
fendo ette bocconi, di materia come etti afferma"
no, liquida e tteilibile ; laquale eilendo a poco a
poco creseiuta et indurita, sierba in sua matta le
prime figure delle sile parti : quindi è che in ette
pietre le parti di siotto sono di corpicelli più gravi
e maggiori, che quelle di sopra: E vi inrracor-
rono vene, secondo che la materia posta sopra
l'altra materia, si flrinse insieme. Quelle coli
che dentro alle Vene si trovano, o sieno esse ve-
ramente ttiume della prima congedatali materia
mescolata insieme son le feccie della sopraggiun-
tavi ; o lìano pure qual' altra cola si voglia, non
avendo permetto la Natura che così diserepanti
cose s'unilhno del tutto insieme; non è maraviglia
che sieno atte al fenderli nelle pietre. Oltre di
quello Eccome il fatto da per le fletto dimostra,
ed è manifetto per la ingiuria de' Tempi (per dir
così) acciocché noi non andiamo ricercando cose
più recondite, tutti i corpi comporti ed ammaliati
si disfanno e si risolvono : Così ancora nelle pie-
tre, quelle parti che sono espotte a softerire le
tempera, lon più atte a macerarli ed a putrefarli
Lequali cose eilendo così, vogliono che nel col-
locar le Pietre si avvertisea di porre contro le of-
fenlioni delle cose contrarie, quelle facete delle
Pietre che sono saldillìme, e che non sono atte
ad essere così pretto consumate, in quelle parti
mallime dello edificio, che debbono ellèrc le più
gagliarde, Non si porrà adunque la Vena per

. ritto,

C H A P. VII.

Of the generation of Stones ; how
they are to be disposd and joind
together, as also, which are the
Jlro/igejt and which the lecakcst.

i|T is certainly of very great consequencc
in what manner we dispose and join our
Stone in the Work, either in this or any
other part ; for as in Wood so also in
Stone, there arc Veins and Knots, and other parts,
of which sonie are weaker than others, insomuch
that Marble itself will warp and split. Thereisin
Stones a kind of impostumes, or collections os
putrid matter, which in time swell and grow, by
means, as I luppoli, of the humidity of the Air,
which they suck in and imbibe, which breeds
larger pustules and eats away the Building. For
belides what we have already said of Stones in
their proper place, it is nccelsary to conlider here
that they are created by Nature, lying ssat as
we lee them in the ground, of a liquid and iluxi-
ble substance, which, as we are told, when it is
afterwards harden'd and grown, reserves in the
mass the original figure of its parts. Hence ic
proceeds, that the lower part of Stones is of a
more lolid and weighty conlittence than the upper,
and that they are interrupted with Veins, just
according as their subttances happened to unite
and conglutinate. That matter which is found
within the Veins, whether it be the Scum of the
firtt congealed subttancc mix'd with the dregs of
the adventitious matter, or whatever elsc it be, as
it is plainly of so disferent a consittene*, that Na-
ture will not permit it to unite with the rett, it
is no wonder that it is the part in Stone which is
apt to crack. And indeed, as Experience teaches us,
and the devaluations of Time too evidently demon-
llrate, without searching into causes more remote,
that all vegetative and compound Bodies conlume
and decay ; so in Stoncs,the partsetpos'd to the Wea-
ther are sooncst rotted. This being the case, we
are advised in placing our Stone to set thole parts
of it which are strongest, and leali: apt to putre-
fy, against the violence of the alternate injuries
of the Weather, especially in thole parts of the
Building where moll itrength is requir'd. lot
this rcason we ihould not let the Veins upright,
lest the Weather Ihould make the Stone crack
and leale off; but they Ihould be laid "«

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