Alberti, Leon Battista  ; Bartoli, Cosimo   [Übers.]
Della architettura, della pittura e della statua — Bologna, 1782

Seite: 176
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DELLA ARCHITETTURA

che Augulto pose nel Tempii

come quella tazza d'oro che Augurio pofe nel Tempio principale del Manu
Palatino dentrovi una gran barba di Cinnamomo, o cannella. A Termo ir,
Etolia debellata da Filippo , dicono , che erano ne' portici del Tempio meoli0
che quindici mila pezzi d' arme , & per adornare il Tempio meglio che dumila
statue , le quali secondo che racconta Polibio furono tutte disfatte da Filippo
eccetto che quelle, ne le quali era o lcritto il nome di alcuno Dio, o che
rendevano simiglianza alli Dii : & non è forsè da considerare manco la gran
quantità , che la varietà di si fatte cose . In Sicilia, dice Solino, furono alcuni, che
facevano le statue di l'ale , & una dice Plinio ne fu fatta di vetro. Et certamente
che simil cose saranno rarissime, & oltra modo degne fuor de la oppenione de la
natura, & de gli ingegni de gli huomini. Ma parleremo altrove de le statue . Mei-
tesi de le colonne ne le mura, & si applicano a vani : Ma non con il medesimo
ordine che ne portici. Et ho considerato questo ne Tempii grandinimi che non
havendo forsè colonne, che servistino a bastanza a tanta grandezza di fabrica,
e' dettono tanto di diritto a le molle de le volte, che quella saetta, che da la
sommità de gli archi de le volte si tirarti sino al piano, rincontro a le molse
de le volte furte un terzo più lunga del suo mezo diametro, la qual cosa anco,
ra accrebbe bellezza a l'opera, perche rilevandosi la volta alquanto più in alto,
diviene ( per dir coli ) alquanto più agile , & più espedita. Né penso che in
quello luogo sia da lasciare indietro che ne le volte le moire delli archi hanno
ad bavere oltre al mezo diametro, tanto di diritto al manco , quanto ne tol-
gono gli aggetti de le cornici a coloro che stando nel mezo del Tempio alzano
gli occhi all' insiiiò.

Tercht

cagione è bene che ì tetti de Tempii sieno in 'volta .

C A P. XI.



IO vorrei che i Tempii si perche si arrecano dietro maggior dignità , si anco-
ra perche sono più durabili, & eterni, fulsino quali tutti in volta ; & non
so veramente d'onde si proceda , che e' non si truova quali alcun Tempio ce-
lebrato, che non sia caduto nella calamità del fuoco. Io ho letto che Cambi-
se abbruciò tutti quanti i Tempii di Egitto , & che ei ne portò 1' oro & gli
addornamenti a Persepoli. Eusebio racconta che Io Oracolo di Delpho fu tre
volte abbruciato da Tracii; il medesimo truovo io apprettò di Erodoto ertendo
un'altra volta da per sé abbrucciato, che fu da Amalo reitaurato . Altrove ho
letto che ei fu abbrucciato da Flegias in quel tempo nel quale Fenice aggiunse
alcuni caratteri di lettere per i suoi cittadini ; & arse di nuovo un' altra volta
regnando Ciro, pochi anni dopo la morte di Servio Tullio Re de Romani, &
è chiaro che egli arse ancora un' altra volta intorno a quelli anni, che nacque-
ro quei chiarillimi lumi d'ingegno, Catullo, Salustio ,'& Varrone . Il Tempio
Efesio fu abbruciato da le Amazone regnando Silvio Postumio , & di nuovo hi
abbruciato nel tempo che Socrate in Athene beve il veleno. Et appretto de gli
Argivi capitò male per il fuoco il Tempio, in quello anno che Platone nacque
in Athene , regnando in Roma Tarquino . Che dirò io de sacri portici di Hiero-
solima ? che del Tempio di Minerva a Milesio ? che del Tempio di Serapio in
Alexandria ? che in Roma de la Ritonda ? & del Tempio de la Dea Vetta ? &
di quello di Apolline? nel quale dicono che abbrucciarono i versi de la Sibil-
la? Tutti gli altri Tempii quasi dicono che sono caduti in limile calamità. Dio-
doro krive che (blamente quello, che era dedicato a Venere ne la Città di E-
rice in Sicilia, i\ era mantenuto illeso da tal calamità sino a tempi luoi. Et
Cesare scrive che Alessandria non arse per essere ella in volta , pigliandola egli
per forza . Hanno certamente le volte i loro adornamenti. Usarono gli Anricni
di trasferire ne le cupole tutti quelli adornamenti, che gli Orefici facevano

ne
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