Alberti, Leon Battista  ; Bartoli, Cosimo   [Übers.]
Della architettura, della pittura e della statua — Bologna, 1782

Seite: 188
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DELLA ARCHITETTURA

spaventacchio de gli uccegli, ne come quelle che si mettono ne portici ri
dati , & limili. Ne giudico che sia bene metterle in luoghi stretti, & ;n ? **
che non sieno honorati. Ma tratteremo prima di che materia sia ben f, ] ghi
dipoi dell'altre cole. Dice Plutarco che gli Antichi facevano le liatue ài]' 4
si come in Delo fu la llatua di Apolline , & in Popolonia vicina a l'ioni,"0'
vene fu una di vite consecrata a Giove, a quale molti raccontano che si
tenne salda lungo tempo ; & come quella di Diana Efesia, che alcuni Ai""1'
che era di Ebano , & Mutiano dice che ella era di vite. Peras che fec°"i
Tempio di Argolica, & vi consecrò la figliola per Badella, vi fece un GC
d'un troncone d'un Pero. Furono alcuni che prohibirono che gli Dii si sJ?
pilsino in Pietre, perciò che elle sono dure & crudeli. Rifiutavano ancor"
l'oro, & l'argento, perche nascevano di terra Aerile, & infelice, & perche hi
vevano un colore pallido da infermi , & il Poeta dice quelli versi :
„ Stanici il gran Giove in sì piccolo albergo,
„ Ritto a gran pena, & nella àejlra mano
„ Alto teneva un sulmine di terra .
Appretto a gli Egittii furono alcuni che si pensarono che Dio fulTe di fuoco
& che egli habitalse nello elemento del fuoco, né potere edere compreso dal
senso de gli huomini, & però feciono gli Dii di criltallo . Alcuni altri si pen.
sarono che fusie bene fare gli Dii di Pietra nera, pensando che tal colore tulli
incomprensibile . Altri finalmente di oro, per confarsi il colore alle lìdie: ma
io son (lato sospeso di che cosa sia bene fare le (fatue de li Dii. Tu dirai cer-
tamente che quella materia in che si ha a intagliare la immagine di Dio, biso-
gna che sia oltra modo degna ; accostasi alla degniti quella cosa, che è più che
l'altre rara; niente dimeno io non son tale che io le voglia fare di (ale, li
come dice Solino, che erano soliti di fare i Siciliani, né come dice Plinio, anco
di vetro, né di oro massiccio, ne di argento ancora , non perche io la inten-
da come coloro che ciò reculavano, per eiTer nato di terra Iterile, & di color
pallido ; Ma ci sono molte cagioni che a ciò mi muovono, infra le quali ci è
quella, che io mi persuado che e' si appartenga alla Religione, che quelle lia-
tue , che noi porremo da doversi adorare come Dii, sieno per quanto si può
simili a elsi Dii ; giudico adunque che gli huomini mortali le habbino a fare
quanto più possono immortali, o qual dirò io che sia la cagione perche si lVmu
tanto una ricevuta openione da nostri maggiori di cosi fatte cose? che e' si ten-
ga per certo, che in quello luogo una dipinta immagine d' uno Dio ci esauciis-
ca, & in quello altro una llatua del medesimo Dio non esaudisea, non che al-
tro , le orationi, & i voti de gli huomini giulti ? Che più ? sé tu tramuti le
medesime (lame da luogo a luogo, alle quali il vulgo soleva portare gran-
dissima reverentia, non troverai chi più gli creda, o gli faccia voti, come
sé elle fulsino fallite ; bisogna adunque che elle habbino i luoghi loro Ita-
bili , propii, & dignilsimi. Dicono che e' non ci è memoria alcuna intra gli
huomini, che di oro si sia villo lavoro alcuno eccellentissimo, come che il
principe de metalli si (degni di elser troppo honorato da le mani de gl|
Artieri : sé quello è cosi, non è bene fare le liatue de gli Dii, che noi
vorremo fare cotivenientissune, di oro . Oltre a che alcuni tirati .dal del*
rio de 1 ' oro più facilmente fonderanno tutta la llatua, che solament
la barba, elsendo d'oro. Piacerammi molto di bronzo, sé già non i"
diletterà più il candore del bianchimmo marmo. Ma nel bronzo vi »»
un certo che, che io primieramente loderò, rispetto al durare aliai, P
che noi le facciamo tali, che e' sia maggiore il peccato nel guadarle,
il guadagno nel fonderle, per farne poi altro . Sieno veramente tali e
sé noi le havelsimo fatte con il martello, o di lamine sottilislime, 'on,,3.
che paia fatta appunto la pelle. Scrivono che fu fatto un ììmulacro
vorio tondo, grande, che a gran pena capiva sotto il tetto del Terop
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