Alberti, Leon Battista  ; Bartoli, Cosimo   [Übers.]
Della architettura, della pittura e della statua — Bologna, 1782

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LIBRO DECIMO.

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1' acqua penetri per la rena sottililTima. ApprelTo a Bologna hanno un tufo giallic-
cio, che tiene di rena , per il quale Y acqua a gocciola a gocciola si diltilla chia-
rissima . Sono alcuni, che fanno il pane con 1' acqua del Mare, la quale è più atta
che alcuna altra a corromperli. Tanta polsanza hanno le si fatte stillationi, che
noi riabbiamo racconto , che fanno la detta acqua , sana , & buona . Dice Solino ,
che le l'acqua di Mare si cola per la arzilla, ella diventa dolce. Et si è tro-
vato , che dove ella si cola più, & più volte per la sonile rena di alcuno tor-
rente , ella lascià la sua salsedine. Se tu metterai in Mare un vaso di terra ben
turato , e' si empierà d' acqua dolce. Et non sia quello fuor di proposito che
in quei vasi, ne quali e' ponevano l'acqua del Nilo, che fusse torbida, sé e'
fregavano intorno il labro, & il margine dell'acqua con mandorla, in un su-
bito diventava chiara. Et quelle cole sieno a baltanza . Se per aventura i con-
dotti de doccioni, o cannelle cominciassìno a riturarsi per fango , mettivi den-
tro o una gallozzola, o una palletta fatta di sugherò legata a un filo sottile,
& lungo, & quando la corsiva harà condotta la palla con il filo per il condot-
to sino all'altra tella , lega a quello filo cosi sottile, un'altro filo più grolso ,
& finalmente poi una fune di nerba. Dipoi con tirarla inanzi, & in dietro più
volte si caveranno fuori quelle cose che vi havevano fatta seccata.

Del por le Viti nel prato : & in che modo le sehe crefchhio ne luoghi padxloji,

Ù" come Ji rimedi! alle regioni, che sono molejlatt

dall ' acque.

CAP. IX.



V" Egniamo hora all'altre cose. Dicemmo che gli habitatori hanno bisogno
di cose da mangiare, & di veilimenti : quelle cose ci saranno date da la
Agricoltura, & lo andar dietro a quelle arti non è nollra intentione. Nondi-
meno hanno alcune cole gli Architettori, che giovano allo Aratore, & quello
è, che sé uno campo, o per la troppa aridità, o per la soverchia abbondanti!
dell'acqua, iarà tale, che altrui non polla servire per cultivarlo, (di queite
cose ci gioverà dire brevemente alquanto ). Farai in un prato , & in un luogo
numida una vigna in quello modo : Caverai da Levante a Ponente a dirittura
con linee discolto parimente l'una da l'altra folle più afonde che tu potrai,
larghe nove piedi, & quindici piedi discollo 1' una da l'altra , & il terreno , che tu
caverai de le folse, ammonterai in lo spazzo, che ti reità tra 1' una folla, & l'al-
tra, di modo che col pendio riceva il Sole di mezo dì: con quello ordine fatte
quelle collinette , la vite sarà più sicura, & più fertile. Per il contrario in un
colle arido farai il prato in quello modo: Farai una folla lunga, che non habbia
pendio, ma che l'acqua vi si fermi nella pili alta parte con li argini pareggiati,
& fatti a un piano con la livella . Et in quello condurrai 1' acqua de le più vi-
cine fontane, & quella sboccando da gli lati, ugualmente annafferà la campa-
gna, che ella harà lotto. Nella campagna di Verona, piena di ciotoli, & ignu-
da & magra del tutto, hanno fatto che in alcuni luoghi, per lo spesso darvi
dell' acqua vi si è fatta una seorza di cel'pugli, & un prato lietissimo. Se tu vuoi
che in luoghi paludosi cresea la selva, fenderai il terreno con lo aratro, &
ellirperai inlino da le radici ogni cespuglio. Dopo quello, di verso Levante ipar-
givi ghiande di roveri , con quella sorte di sementa diventerà il luogo pieno di
abbondantia di piante, da le quali )' humore superssuo in gran parte sarà suc-
ciato : oltra quello & per il creseimento de le barbe, & de le foglie, che ca-
scano & per lo accumularvisi de rami diventerà il terreno l'un dì più che
1' altro alquanto più sollevato . Se tu annafferai ancora con acque torbide per-
che le vi si fermino, farai una eroda all'altre acque, che vi son sotto : ma
parleremo di queite cose altrove. Ma sé la regione sarà molellata da la abbon-

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