Alberti, Leon Battista  ; Bartoli, Cosimo   [Übers.]
Della architettura, della pittura e della statua — Bologna, 1782

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DELLA PITTURA

D I

LEONBATISTA ALBERTI

LIBRO PRIMO.

H Avendo io a scrivere de la Pittura in quelli brevissìmi commentarii, ao
cìoche il parlar mio sia più chiaro, piglierò primieramente da i Mate-
matici quelle cose che mi parranno a ciò a proposito. Le quali inte-
se che li saranno , dichiarerò ( per quanto mi servirà Io ingegno ) da
tisi principi! de la natura , che cosa sia la Pittura. Ma in tutto il mio ragiona-
mento voglio che si avertisca, che io parlerò di quelle cose non come Mate-
matico , ma come Pittore. Conciona che i Matematici con lo ingegno solo
considerano le spezie & le forme de le cose, separate da qual si voglia mate-
ria . Ma perche io voglio che la cosa ci venga posta inanzi a gli occhi, mi
servirò scrivendo, come si usa dire, di una più grasia minerva: & veramente
mi parrà haver fatto a bastanza, sé i Pittori nel leggere, intenderanno in qual-
che modo questa materia veramente diffìcile, & de la quale per quanto io riab-
bia veduto, non è flato alcuno che per ancora ne habbia scritto. Chieggict
adunque di grazia che quelli miei serirci sieno interpretati, non come da puro
Matematico, ma da Pittore. Pertanto bilògna primieramente sapere che il
punto è un segno (per modo di dire) che non si può dividere in parti. Pun-
to; Segno chiamo io in quello luogo, qual si voglia cosa che sia talmente
in una luperficie, che ella si polla comprendere da lo occhio. Però che quel-
le cose che non sono comprese da lo occhio , non è alcuno che non conferii
che elle non hanno niente che fare col Pittore. Conciosia che il Pittore si
assatica di imitar solamente quelle cose, che mediante la luce si pollino vede-
re . Quelli punti sé continovamente per l'ordine si porranno 1' uno appresio
de lo altro, distenderanno una linea. Et la linea appresio di noi sarà un segno,
la lunghezza del quale si potrà dividere in parti , ma sarà talmente sottililsima
che giamai non si potrà fendere: & eccone loesempio. — De le linee alcuna è
diritta, alcuna è torta : la linea diritta è un segno tirato a dirittura per lo
lungo da un punto ad un altro ; la torta è quella che sarà tirata non a dirittu-
ra da un punto ad un altro, ma facendo arco ^ . Molte linee, come fili in tela,
sé adattate si congiugneranno insieme , faranno una superficie. Conciosia che la
superficie è quella estrema parte del corpo che si considerà non inquanto a
profondità alcuna, ma solamente inquanto alla larghezza & alla lunghezza, che
sono le proprie qualità lue . De le qualità ne sono alcune talmente insite nella
superficie, che sé ella non viene del tutto alterata, non si possono in modo al-
cuno ne muovere ne separare da essa . Et alcune altre qualità son coli fatte , che
mantenendoli la medelìma faccia de la superficie, caseano talmente sotto la ve-
duta, che la superficie pare a coloro che la rìsguardano, alterata. Le qualità
perpetue de le fuperficie son due . Una è certamente quella che ci viene in co-
gnitione mediante quello estremo circuito dal quale è chiusa la superficie: il
quale circuito alcuni chiamano Orizonte : Noi , sé ci è lecito, per via di una
certa similitudine lo chiameremo con vocabolo latino ora, o sé più ci piacerà,
il dintorno . Et sarà quello d' intorno terminato o da una sola , o da più linee.
Da una sola; come è la circulare: da più; come da una torta & da una di-
ritta, o vero ancora da più linee diritte, o da più torte. La linea circulare

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