Alberti, Leon Battista  ; Bartoli, Cosimo   [Übers.]
Della architettura, della pittura e della statua — Bologna, 1782

Seite: 295
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LIBRO PRIMO.

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perche noi haremo a dipignere pin diverse superficie che non saranno ugual-
mente dittanti , dobbiamo di quelte far più diligente invelligjtione , accioche si
esplichi qual si voglia ragione del taglio . Et perche sarebbe cola lunga & mol-
to difficile & oscurissima in quelli tagli de triangoli & de la piramide narrare
ogni cosa secondo le regole de Matematici ; però parlando secondo il coitume
nollro come Pittori, procederemo . Racontiamo brevittimamente alcune cose de
le quantità che non sono ugualmente lontane , sapute le quali ci sarà facile in-
tendere ogni coniìderatione de le supersicie non ugualmente lontane. De le
quantità adunque non ugalmente lontane ne sono alcune di linee limili in tut-
to a raggi vilivi, & alcune , che sono ugualmente dittanti da alcuni raggi visi-
vi: le quantità sintili in tutto a raggi visivi , perche elle non fanno triangolo,
& non occupano il numero de raggi, non si guadagnano perciò luogo alcuno
nel taglio , Ma nelle quantità ugualmente dittanti da raggi visivi, quanto quel
angolo maggior eh'è alla baia del triangolo, sarà più ottuso, tanto manco di
raggi riceverà quella quantità , & però harà manco di spatio per il taglio. Noi
habbiam detto che la superficie si cuopre di quantità , & perche nelle superficie
ìpeiTp accade , che vi sarà una qualche quantità , che sarà ugualmente lontana
dal taglio, & l'altre qualità de la medellma superficie non saranno ugualmente
dittanti; per quello avviene che quelle sole quantità che sono ugualmente di-
ttanti nella superficie, non patiseono nella Pittura alteratione alcuna . Ma quelle
quantità che non saranno ugualmente lontane, quanto haranno lo angolo più
ottuso che sarà il maggiore nel triangolo alla basa, tanto più riceveranno di al-
teratione . Finalmente a tutte quelle cose bisogiia aggiugnere quella opinion de
Filosofi, mediante la quale elsi asfermano, che sé'1 cielo, le (Ielle, i mari, i
monti , & elsi animali , & dipoi tutti i corpi , diventarono per volontà di Dio ,
la metà minori eh' ei non sono, ci averebbe che tutte quelle cose non ci par-
rebbono in parte alcuna diminuite da quel ch'elle hora sono, peroche la gran-
dezza , la picolezza, la lunghezza , la cortezza , 1' altezza, la battezza, la llret-
tezza, & la larghezza, la oseurità , la chiarezza, & tutte 1' altre coli fatte cose
che si posson ritrovare, & non ritrovare nelle cose, i Filosofi le chiamaron ac-
cidenti : & sono di tal sorte che la intera cognition di esse si fa mediante la
comparatone . Dilse Virgilio che Enea avanzava di tutte le spalle tutti gli altri
huomini . Ma sé si facelse comparation di cottati a Polyfemo, ci parrebbe un
Pigmeo. Dicono che Eurialo fu bellilsimo, il qual sé si comparasse a Ganimede
rapito da Giove , parrebbe brutto. In Spagna alcune fanciulle son tenute per
candide, le quali in Germania sarebbon tenute per ulivigne & nere. L'avo-
rio e 1' argento son bianchi di colore, e nondimeno sé sé ne farà paragone
con i cigni, o con i bianchi panni lini , parranno alquanto più pallidi. Per
quello rispetto ci appariseono le superficie nella Pittura bellilsime & risplen-
dentilTime, quando in else si vede quella proportione dal bianco al nero,
eh' è nelle cose stelse da i lumi all' ombre, Si che tutte quelle cose si
imparano, mediante il farne comparatone. Conciosia che nel fare paragone de
le cose, è una certa forza, per la quale s\ conosee quel che vi sia di più, o
di meno, o d'uguale. Per il che noi chiamiamo grande quella cosa eh' e mag-
giore d'una minore; grandilsima quella eh' è maggiore de la grande; luminola
quella eh' è più chiara che 1' oseura ; lumjnosilsima quella che sia più chiara de
la luminosa. Et si fa veramente la comparatone de le cose alle cose che pri-
ma ci sieno manifestilTime. Ma elsendo V huomo. più di tutte 1' altre cose al huo-
mo notissimo, ditte forsè Protagora che 1'huomo era il modello & la misura di
tutte le cose , & intendeva per quello che gli accidenti di tutte le cose si po-
tevano & bene conoseere , & farne comparat(oni con gli accidenti del huomo .
Quelle cose ci amaestrano a quello, che noi intendiamo che qualunque sorte
di corpi noi dipigneremo ih Pittura, ci parranno grandi & picoli secondo la
misura de gli huomini che quivi satati dipinti. Et quella forza de la compara^

rio-

per-
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