Alberti, Leon Battista  ; Bartoli, Cosimo   [Übers.]
Della architettura, della pittura e della statua — Bologna, 1782

Seite: 296
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So*

DELLA PITTURA

tione mi par veder che molto eccellentemente più che alcuno altro de gli ,„,
ticlii la intenderti, Timante, il qual Dipintore, dipingendo (opra ima piccola"
tavoletta il Ciclope che dormiva , ve li dipinsi appretto i Satiri, eh' abbraccia-
van il dito grortò del dormiente, acciò mediante la mil'ura de Satiri, colui
che dormiva apparirti infinitamente maggiore. Habbiamo insin qui dette, cmas,
tutte quelle cole che si allettano alla forza del vedere, & a conoseer il tao'lj0
Ma perche giova al caso nostro il sapere non solo quel che sia , & di che colè
il taglio, ma come ancor egli si faccia, ci reità a dire di quello taglio, con
qual'arte nel dipignere egli si esprima . Di questo adunque, lasciare l'altre cole
da parte, racconterò io quel che faccia, mentre eh' io dipingo. La prima cosa
nel dipignere una superficie, io vi disegno un quadrangolo di angoli retti oran-
de quanto a me piace, il quale mi serve per un' aperta finestra da la quale li
habbia a veder la hilloria, & quivi determino le grandezze de gli huomini
eh' io vi voglio fare in pittura, e divido la lunghezza di quest' huomo in tre
parti, le quali a me sono propoi'iionali, con quella misura che il vulgo chiama
il braccio. Imperoche ella è di tre braccia, come si vede chiaro da la propor-
tione de membri dell' huomo , perche tale è la commune lunghezza per lo più
del corpo humano. Con quella niiiura adunque divido la linea da bartò che
Ila adiacere del disegnato quadrangolo , & veggo quante di cosi fatte parti entri-
no in erta : & quella' (tetta linea adiacere del quadrangolo è a me proportiona-
le alla più vicina a travedo ugualmente lontana veduta quantità nello spazzo.
Dopo quello io pongo un punto solo dove habbi a correre la veduta, dentro
al quadrangolo , il qual punto preoccupi quel luogo al quale habbi ad arriva-
re il raggio centrico, e però lo chiamo il punto del centro: porrarti quello
punto convenientemente , non più alto da le linee che diace , che per quanto
è l'altezza del huomo che vi si ha a dipignere, peroche in quello modo &
coloro che riguardano, & le cose dipinte pare che sieno ad un piano uguale.
Pollo il punto del centro , tiro linee diritte da elso punto a ciaseuna de le di-
vinoni de la linea diritta che diace: Le quali linee veramente mi dimostrano,
in che modo havendo io a procedere sino all' infinità & ultima lontananza , &
si rillringhino le quantità da traverso all' aspetto & veduta mia . Fig. 3. Qui arieno
alcuni che tirerebbono entro al quadrangolo una linea ugualmente diitante da la
già divisa linea, & dividerebbon in tre parti lo ipatio che sarebbe fra le due
dette linee. Di poi con quella regola tirerebbono un'altra linea parimente lon-
tana da quella leconda linea, parimente lontana, talmente che lo spatio che
infra la prima compartita linea, & quella seconda linea a lei paralella , o pari-
mente lontana , diviso in tre parti, ecceda di una parte di sé llelso quello spa-
tio che è fra la seconda & la terza linea, & di poi aggiugnerebbono l'altre
linee, talmente che sempre quello spatio che seguitalTi inanzi infra le linee, furti
per la metà più, per parlare come i Matematici. Si che in quella maniera
procederebbono coitoro, i quali sé ben dicono di seguire una ottima via nel
dipignere, io nondimeno penso che erti errino non poco. Perche havendo po-
llo a caso la prima linea parallela alla principale , sé ben 1' altre parallele son
ode con regola & con ordine , non hanno però cosa per la quale erti hab-
ino certo & determinato luogo de la punta de la piramide da poter bene ve-
dere la cosa ; dal che ne succedono facilmente nella Pittura non piccoli erron.
Aggiugni a quello , che la regola di colloro saria molto falsa, la dove il pun-
to del centro furti pollo o più alto, o più basso de la slatua del huomo
dipinto: conciosia che tutti quei che sanno, diranno che nertuna de le cole
dipinte, conforme alle vere, sé ella non sora polla con certa regola dtftante
dall' occhio , non si potrà sguardare, ne diseernere . De la qual cosa esporre-
mo la ragione, sc mai noi scriveremo di quelle dimollrarioni de la Pittura, l£
quali già fatte da noi, gli amici noslri mentre le guardavano con maraviglia»
]e chiamarono i miracoli de la Pittura. Imperoche tutte quelle cose che 10

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