Alberti, Leon Battista  ; Bartoli, Cosimo   [Übers.]
Della architettura, della pittura e della statua — Bologna, 1782

Seite: 317
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/alberti1782/0469
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
LIBRO TERZO.

3«7

come ciascuna di esse fia, & continoverà con gli occhi & con la mente tutto
il tempo de la vita Aia in quella invesligatione. Conciona che egli considererà
il grembo di coloro che seggono & le gambe quanto dolcemente piegandoli
in un certo modo calchino. Considererà la faccia, & tutta la attitudine di quel
che darà ritto. Ne sarà finalmente parte alcuna de la quale ei non sappi quale
iia lo osficio & la proportione di ella, & ami di tutte le parti non solo la si-
miglianza, ma principalmente erta bellezza de le cose. Demetrio quel Pittore
antico fu molto più curioso nello esprimere la somiglianza de le cose, che ei
non fa nel conoscere il bello. Dunque 11 debbe andare sciegliendo da corpi
bellirtìmi le più lodate parti. Per tanto bisogna porre ogni ltudio & indultria
principalmente in conoscere , imparare , & esprimere il bello . La qual cosa ancor
che sia più di tutte I' altre difficilissima, perche non si trovino in un luogo solo
tutte le lodi de la bellezza, ertendo erte rare & disperse; si debbe nondimeno
esporre qual si voglia fatica in invesligarla, & in impararla . Imperoche chi harà
imparato le cose più importanti, & (apra esercitarsi in erte, potrà poi costui
molto più facilmente trattar a suo piacere le cose di minor importantia . Ne (1
trova finalmente cosa alcuna tanto difficile, che non si porta & con lo studio ,
& con la artiduità metter ad esfetto . Ma accio che il tuo lludio non (ìa disu-
tile, ne in damo, bisogna guardarsi da quella consuetudine o usanza di molti,
che da loro ltessi con lo ingegno loro vanno dietro ad acquiltarsi lode nella
Pittura, senza volere ne con gli occhi, ne con la mente ritrarre cosa alcuna
dal naturale . Imperoche colloro non imparano a dipignere bene, ma si artuefanno
a gli errori. Conciosia che quella idea de la bellezza non si lascia conoscere da
gli ignoranti, la quale a pena si lascia discernere da quei che sanno. Zeusi Pit-
tore eccellentissìmo & più di tutti gli altri dottirtimo, & valentissimo, quando
hebbe a fare la tavola che si haveva publicamente a mettere nel tempio di Dia-
na in Crotone , non si fidando de lo ingegno suo, come fanno quasi in quelli
tempi tutti i Pittori, non si merte pazzamente a dipignerla, ma perche ei pensò
che per ritrovare tutto quel che ei cercava per farla quanto più si poteva bella,
non poterlo ritrovar con lo ingegno proprio, ma ritrahendole ancora dal natura-
le non poter ciò trovare in un corpo solo: Perciò scelse cinque fanciulle di tutta
la gioventù di quella città, le più belle di tutte le altre, accioche egli poterti met-
ter poi in Pittura quel, che più di bellezza muliebre egli havertè cavato da lo-
ro . Et fece veramente da savio. Imperoche a' Pittori quando non si mettono
inanzi le cose che ei vogliono ritrarre, o imitare, ma cercano sol con lo inge-
gno loro trovando il bello acquiltarsi lode, accade spertb che non solo non
«'acquislano con 'quella fatica quella lode che ei cercano, ma si artuefanno
ad una cattiva maniera di dipingere, la qual poi non portbn lasciare sé non con
gran fatica, ben che Io desiderino. Ma chi userà a ritrar ogni cosa dal naturale,
coilui farà la mano tanto esercitata al bene, che tutto quel che egli si sforzerà
di fare, parrà naturale. La qual cosa veggiamo quanto nella Pittura sia da es-
ser desiderata. Imperoche sé in una hiiloria vi sarà ritratta la teda di alcuno
homo, che noi conosciamo , ancor che vi sieno alcune altre cose di più eccel-
lentia di maellro , nondimeno il riconosciuto aspetto di qualch' uno, tira a sé
gli occhi di tutti i risguardanti. Tanta è & la grafia & la forza che ha in sé
per esser ritratto dal naturale . Tutte quelle cose adunque che noi haremo a
dipignere, ritraghiamole dal naturale , & di quelle sciegliamo quelle che son le
più belle, & le più degne, ma bisogna guardarsi da quel che fanno alcuni,
cioè che noi non dipingiamo in tavole troppo piccole . Io vorrei che tu ti as-
suefacessi alle imagini grandi , le quali però lì accollino per grandezza il più
che si può a quel che tu vuoi fare. Imperoche nelle figure piccole i difetti mag-
giori maggiormente si nascondono , ma nelle figure grandi, gli errori ancor che
piccoli, si veggono grandemente. Scrisse Galeno haver villo scolpito in uno
anello Fetonte tirato da quattro cavalli, i freni & tutti i piedi, & tutti i petti

de

i

r*
loading ...