Alberti, Leon Battista  ; Bartoli, Cosimo [Übers.]
I Dieci Libri Di Architettura — Rom, 1784

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pràper mezzo di certe, e maravigliose ragioni e regole colla mente e coli''
animo divisare , e coli'opera recare a sine tutte quelle cose ; le quali
mediante movimenti di peti, congiugnimenti ed ammassamenti di corpi, (I
polsono con gran dignità accomodare all'uso degli uomini ; a far la qual
cola, bisogna che egli abbia cognizione di cose ottime ed eccellentissìme ,
e eh' egli le possegga fondatamente . Tale adunque sarà l'Architetto : Ma
torno a quel che io iaseiai.

Vi sono srati alcuni che hanno detto, che l'acqua , ovvero il fuoco fu-
rono le cagioni principali'che fecero, che gli uomini si ragunassero insic-
ine . A noi che consideriamo l'utilità e necessità delle coperture, 'e del-
le mura, facilmente sarà persuaso, che 'questa sia stata la cagione princi-
pale di conciliare , e ragunare gli uomini insieme . Ma non per questo_3
sola cagione Marno obbligati all'architetto , cioè , perchè egli ne abb ia fatti
i cari e sicuri luoghi, dove polliamo rifuggendo , difenderci dall' ardore
del sole , dai freddi, e dalle tempeste, ( avvegnaché ciò sia benesicio
non piccolo ) ma per questa ancora, cioè, perchè egli ha trovato molte
cose privatamente e pubblicamente senza dubbio utilissime , ed all'uso della
vita umana sommamente accomodate . Quante onestiilime famiglie avreb-
bon perdute e la nostra e le altre città del mondo , rovinate del tutto
per l'ingiuria de'tempi, sé le paterne abitazioni non le avelsero ( quasi
come ricevute nel grembo de' loro antichi ) difese , e favorite .

Dedalo ne' suoi tempi fu grandemente lodato , per aver fatto apprelso de'
Selinuntj una stanza a volta , nella quale si raccogliere un vapore tanto
tiepido e piacevole , che muovesse i corpi a mandar fuori gravifììmi su-
dori ,;eli sanasfe con grandissima dilettazione . Che dirò io degli altri
che andarono investigando molte cose sìmili a queste , atte a giovare al-
la sinità; come luoghi da farli portare, da nuotare , le stufe ed altre li-
mili cose. O a che racconterò io i carri e gli altri instrumenti da por-
tare, i mulini, gli orinoli , e limili cose minute, le quali nientedimeno'
sono al viver nostro di grandisfimo momento ? A che le abbondanze delle
acque cavate da' più segreti e riposti luoghi , ed esposte a tanto varie e
espedienti comodità degli uomini ? A che i trofei, i tabernacoli, gli edi-
fici sacri, le chiese e sìmili, trovate per il culto divino ed utilità de' po-
steri? A che finalmente le tagliate ripe, i forati monti, le ripiene valli,
i ristretti laghi, gli sboccati paddi nel mare , le fabbricate navi , i di-
rizzati fiumi , le aperte'foci, i piantati ponti, i fatti porti, non sidamen-
te provvedendo alle comodità degli uomini per uh tempo, ma aprendo

loro
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