Alberti, Leon Battista  ; Bartoli, Cosimo [Übers.]
I Dieci Libri Di Architettura — Rom, 1784

Seite: 153
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libbre cento quaranta dì sichi ; o quale è quello dell' India , o
dell' isola Iperborea nel mare oceano , dal quale serire Erodo*
to , che si raccoglie il frutto due volte l'anno ; o quale è quel-
lo di Portogallo , ove dai semi che cadono si fanno più e più rac-
colte ; o piuttosto qual} è il Talge nel monte Caspio , ove i campi
ancorché non lavorati generano da sé le biade.

Sono però queste cose assai rare, e piuttosto da esser brama-
te , che trovate . Quindi quegli eccellentissìmi antichi, che scris-
sero di Amili cose , o prese da altri, o pure da loro trovate , di- '
cono che la città si debba talmente collocare > che badandolo
quello che essa raccoglie nel suo , per quanto porta la ragione e
la' condizione delle cose umane, erta non abbia bi.sognb di andar
fuori per alcuna cosa necessaria, e sia fortificata in tal modo ne'
suoi confini, che dal nemico non vi si possa entrare così facil-
mente , ed essa possa a sua porta mettere fuori eserciti nelle Pro-
vincie d'altri, e contro alla voglia del nemico . Imperocché af-
fermano che una città così collocata può difender sé e la libertà
sua, e allargarli molto d'imperio . Questa lode principalmente
è attribuita all' Egitto, cioè che solo sia da ogni banda oltre mò-
do fortificato, e quali del tutto inaccelìibile , avendo da un Iato
opposta la marina, dall' altro un deserto grandissimo , dalla de-
lira ripidissimi monti e dalla sinistra paludi larghissime ; ed oltre.
a ciò la fertilità del terreno vi è tanta, che gli antichi dissero ,
che l'Egitto era un pubblico granajo del mondo ; e che gli di;
erano soliti risuggiarsi in quel luogo per salute e ricreazione degli
animi loro . Nientedimeno , secondo che scrive Giuseppe Ebreo ,
questa regione tanto forte e tanto abbondante , che si gloriava di
poter dare da mangiare a tutto il mondo , e di ricevere, alber-
. gare e salvare gli steiTi dij, non fu mai in vermi tempo libera.
Ben dicono adunque coloro il vero., che favoleggiando afferma-
no , che le cose de' mortali non sono sicure, febbene in grembo
allo stesso Giove . Seguiamo adunque quel detto di Platone, il qua-

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