Alberti, Leon Battista  ; Bartoli, Cosimo [Übers.]
I Dieci Libri Di Architettura — Rom, 1784

Seite: 256
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LIBRO SESTO

Jlaflc peggio ■,'E' quella certo cosa grande e divina, nel dar per-
fezione alla quale si consumano tutte le forze delle arti e dell' in-
gegno ; benché di rado sia concerto ad alcuno , e neppure alla-j
stesia natura, dì mettere innanzi cosa alcuna, che sia sinita del
tutto, e per ogni conto perfetta . Quanto è raro , dice1 colui
predo Cicerone, un bel giovinetto in Atene . Intendeva quello
sormatore delle bellezze , che a coloro , eh' ei non lodava , man-
cassero , o avvanzassero alcune cose, le quali non confacevansi al-
la somina ed intera bellezza ; e che .1'ornarti , il liseiarsi , il
cuoprire le parti brutte che elsi aveàno , il pettinarli , ed il pu-
lire le parti più belle, potea far solo che le cose meno graziole
in essi offendessero meno , e le graziose porgessero più diletto .
Se questo è cosi , farli V ornamento una certa luce adjutrice del-
la bellezza, e quasi un filo compimento . Da queste cose penso io
che sia manifestò , che la bellezza è un certo che , quasi come
d'innato , proprio e naturale diffuso per tutto il corpo bello , do-
ve che 1' ornamento pare che sia un certo che di appiccaticcio e
di attaccaticcio , piuttofìo che proprio e naturale .

Ma torniamo al fabbricare . Coloro che fabbricano di ma-
niera che vogliano che le loro opere sieno lodate, siccome deb-
bono voler tutti i savj, certo son molli da vera ragione . Appar-
tieni! solamente all' arte il far le'cose con ragione vera ; e la buo-
na e vera fàbbrica chi negherà che non si possa fare le non median-
te l'arte? Quella parte poi, che si aggira intorno alla bellezza e
all' ornaménto , essendo la principale di tutte, essa avrà certamen-
te in sé alcuna potente ragione ed arte, che chi la sprezzerà sa-
rà da tenerli per seiocco ■ Ma vi sono alcuni che non approvano
simili cose, dicendo esser varia l'opinione, colla quale noi fac-
ciamo giudizio delia bellezza delle fabbriche , e che la forma
degli edific; si muta secondo il diletto ed il piacere di ciaseuno,
non ristrignendosi dentro ad alcuni precetti dell' arte . Comunej
difetto degl'ignoranti è il negare che sia quello che essi non san-
no .
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