Alberti, Leon Battista  ; Bartoli, Cosimo [Übers.]
I Dieci Libri Di Architettura — Rom, 1784

Seite: 385
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DEGLI E'DIFIC] PROFANI 385

Ercole il forti nato dal gran Giova,

Abita in queft albergo, or %' allontani

Quindi ciò che giammai nuocer ne poffa.
Ce ne rise , e persuase loro, che piuttosto vi dovettero scrivere.
Qui abita la povertà, perchè quella molto più prontamente e pili
gagliardamente che Ercole manderebbe a terra qual si sia sorte di
inoltro .

Gli epitaffi saranno , 0 semplicemente scritti, i quali chia-
mavano già epigrammi, o veramente decorati con statue ed im-
magini . Platone tisava' dire, che ne' sepolcri non dovrebbero es-
fervi più che quattro versi . Vi fu Umilmente chi disse .

Scrìvi il mio Cafo in mezzo alla colonna

Ma breve sì, che in traf affando leggafi.
E veramente una troppa lunghezza, massime in questi cali è cosa
odiosa, e sé pure sarà alquanto lunghetto , bisogna che tale epi-
tasfio Ila del tutto elegante, e che abbia in sé un certo che daj
muovere a compassione, e sia sì grazioso, che tu non ti abbia.»
a dolere di averlo letto, e che ti piaccia d'impararlo a mente >
e di recitarlo spesso. Lodali quello di Óutenea,

S1 alma per alma compenfar la/ciajjb

Il crudo sato , 0 si poteffe vìvo

Tornare altrui colla firn propria morte-.

Ogni tempo prefcrìtto al vìver mio
i Per te, cara Ontenea, lieto darei ;

Mai poiché ciò non poffo, il fole, e i dei

Verrò suggendo per feguìrti lajjo

Con affrettata morte ai Regni ffìgj .
ed altrove
Guardate 0 cittadìn V immago e V urna .
:. D'Ennio , del vo/lro vecchio , che cantando

Scrisse de' voslri antichi i fatti egregi.

Tfleffun col pianto la mia morte onori,

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