Michelessi, Domenico; Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 1) — Venezia, 1791 [Cicognara Nr. 3-1]

Seite: XLIII
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XLÏI!

quel medico-filosofîco poema. L’eîogxo è ampìifi-»
cato dalle circostanze della çomunione della pa-
tria con Catullo, e dall’ imitazione di alcuni ver-
si di esso Fracastoro .

La decima scritta adEustachio Manfredi quando
gl’intitolô l’eleganti rime di Fi’ancesco Mai'ia Za^
notd, le quali il conte Algarotti fece stampare in
Firenze a sue spese , mandandone poi tutti gli
esemplari in dono all’Autore, è una delle più va-ï
ghe poesie, che sieno ixscite dalla sua penna feli-
ce, ed è piena veramente di color greco e latinoj
e di dolcezza e soavità siiigolare ; ma leggesi ac-
corciata, e monca nell’ edizione di Livorno. Ei-
portiamo qui que’bei versi, che si leggono nella
stampa di Bologna del 173a. e che fanno onore
«alla dignità della nostra lingua. In essi il Zanot-
ti è lodato come matematico, e poeta italiano
ç latino in questo modo:

Costui clell' mia e lalbr.a lira esperto
Le rnolli i?i ricerçar aurate corde »

S' abbia, se vuole, in la sua cella chiuS9
J-ialgebra taciturna e quella in volto
J?aliicla e smunta di sottili forme
Ricercatrice infaticabil Dea ;

Ma gl’inni d’ oro , e le canzoni audaci\

E la molle elegia .sparsa le chiome,

Qjieste io dall’alta notte tenebrosa,
lo ministro d' Apollo , e sacerdote
suçri gli traggo al rilucënte giorno.

L.a
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