Michelessi, Domenico; Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 1) — Venezia, 1791 [Cicognara Nr. 3-1]

Seite: 15
DOI Seite: 10.11588/diglit.28020#0201
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E le leggi ad amare , e l’aria, e i sassi
Dal Temistocle tuo ? (17) chi nons’infiamma
Di Tito alle virtù , delizie ancora
Entro a’tuoi versi dell’uman legnaggio ?

Era tanti plausi tuoi, spirto gentile ,

Te non muova il garrire impronto ed acro
Di lingua velenosa. Ogni più bella
Pianta degli orti onor, speme deiFanno?
Che cuopre d’ombra Fuorn , di frutta il ciba,
Di vili bruchi è nido ancora e pasto.

Fra i Quintilj, fra i Tucca e i buon Pisoni
Ebbe i Pantilj suoi , ebbe i suoi Fannj
II Yenosino anch’esso : e or bianco cigno
Dalla sonante iberica marina ,

DelF invidia maggior, maggior del tempo
All’iperboreo ciel batte le piume (18).
FTuovo non è, che la volgare schiera
Solo dagli anni la virtude estimi ,

E più la ruggin che il metallo apprezzi (19)-

Forse la vena del castalio fonte

Secca è a’ di nostri, e di Parnaso in cima

Forse soli poggiar Petrarca e Dante ? (20)

Molto si puè delFipocrenio umore

Bere di Sorga al cristallino fiume ,

E vincon le Dantesche oscure bolge
Molti raggi febei, molte faville ;

Nè clella culta italica favella

B d
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