Michelessi, Domenico; Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 1) — Venezia, 1791 [Cicognara Nr. 3-1]

Seite: 26
DOI Seite: 10.11588/diglit.28020#0212
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Poichè toccati ebbe d’Esperia i liti
Quel morbo reo , deh ! come ratto ei corse
Cercando d’oriente ogni contrada,

E tra noi fece miserabil scempio ,

Allorch’ al Taro incrudeliva anch’esso
Contro a’iigli d’Ausonia il Gallo Marte ,

E al tristo suon della straniera tromba
Da tutti i gioghi suoi doleasi l’Alpe.

Chi poria dir le fiere stragi e tante
Del morbo micidial ? se non che surse
Â1 maggior uopo il dotto vate , onore
Della bella città, ch’Adige bagna,

E il santo seme egli additô , e la santa
Arbor don degl’iddii, la quale omai
Tutti ha spuntati al rio malor gli strali.

II venen , che pascea per l’egre membra ,
E correa vincitor di vena in vena,

Domo è dal sugo della sacra pianta ,

E in tepido vapore esala e sfuma.

Vedi Lesbia dei giovani desïo,

Da cui le grazie eran fuggite e i giochi,
Che monda sorge , e vermigliuzza in viso .
Tornan le grazie a lei, tornano i giochi :
Ed ella in cuor volge piacer più schietti,
Ove solo d’amor pugna lo strale.

La bella Urania del verde arbuscello
Le bianche a Fracastor chiome ricinge
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