Michelessi, Domenico; Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 1) — Venezia, 1791 [Cicognara Nr. 3-1]

Seite: 43
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E quel clie ne rimane unico erede
DelFitalica lira, Apollo il lascia
Dell’ Istro là sul margine ventoso
Egro languir , quasi del nostro onore ÿ
E insiem dell’ arte sua gli caglia poco .

Oh ! sieno ancora, Italia mia, le belle ,

E disperse tue membra in uno accolte,

Nè l’itala virtù sia cosa antica .

Ma il quando, chi’l vedrà? forse il vedranno
Ànche un giorno i nepoti. Orà il felice
Tempo afsretti per me, che il bel Parigi,
Che tu , Voltaire , via più bello fai,

Riveder mi sia dato , e Emilia tua
Dei mondi metafisici leggiadra
Abitatrice, d’Aiguillon ripiena
Di britanno saper la lingua e ’l petto :

E lei, che intesser puô vezzosa e dotta
Itale voci a venustâ francese,

Musa dell’Arno , e ninfa della Senna .

E dove lascio io lui, che d’Àlessandro
Più fortunato ha un vate ainico (61), il prode
Tuo Richelieu , di cui l’ambrata chioma
Cingon del lauro suo Marte ed Amore ?

Per lui di plausi risuonar pur queste
Sponde delP Elba, e sospirar le dive ,

Quand’ egli venne d’ Imeneo seguendo
La chiarissima face, e a lui fu dato

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