Michelessi, Domenico; Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 1) — Venezia, 1791 [Cicognara Nr. 3-1]

Seite: 55
DOI Seite: 10.11588/diglit.28020#0241
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Sursero incontro a me Pantilio e Fannio,

Ma stettero per me Quintilio e Tucca.

5) In questa di bei colli ombrosa chiostra
Spesso vien Caritea , linda senz’ arte ;

Ouella, a cui di piacer concesse il dono
Yenere bella. A lei cifere e versi
Scrivo dei faggi in sulla bianca scorza ;

A lei lo stil più dolce, è sacro a lei
II nuovo libro , ehe spirommi amore .

E se dei patavino ozio già stanca
L’alma di mutar ciel prende vaghezza,

In poco d’ora a ripassar m’appresto
II rapido Danubio, e l’Elba ; e mille
Nuovi piacer dentro al pensiero io veggio :

E godo già, ch’io rivedrô pur anco
Te di virtude , e del buon Flacco amico ,
Cittadin d’ogniterra, uomo d’ogniora;

Te le guerre a compor nato d’Europa (8i),
E quivi ancora io rivedrô colui,

Ch’oltre alle vie del sol (82) presso all’algente
Torneo spianô la terra, ed ora bea
II difsicile orecchio a Federico.

Che se con voi, da Caritea non lunge,

Trar potessi i miei giorni ; dalle insegne
DelFaurea libertà ecco ch’io parto .■
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