Michelessi, Domenico; Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 1) — Venezia, 1791 [Cicognara Nr. 3-1]

Seite: 74
DOI Seite: 10.11588/diglit.28020#0260
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Rive strimonie con la flebil cetra
Doice chiamando la sua cara Euridice :
Taceansi i venti, e l’acque, e le frondose
Chiome taceahsi de le querce antiche ;

Tale te udio cantare a miglior tempi
Verona tua, per cui nè ad Ascra il vecchio
Invidia, cui le muse il lauro diero
Di propria man, nè la sua Sasfo a Lesbo.
Nè tanto al cener di Virgilio sparso
Pianger s’ udir le mantovane ninfe,

Nè tanto Omero suo Eurota pianse,

Con quante grida al cielo a Paure a l’onde
À le stelle a gli dei, cigno canoro,

Le cento figlie del padre Benaco
Del tuo ratto fuggir tutte si dolsero.

Egli al Mincio negè l’usata vena,

E per lo duol sotto il profondo stagno
II glauco capo , e l’urna immensa ascose .
A1 tuo partir le JNajadi l’erboso
Fondo lasciar deVristallini humi ;

E gli alti monti, e i bei soggetti colli,

Che fanno al lago ombrosa chiostra intorno,
Turbate in vista abbandonar le verdi
Napée dai sparsi crini j e l’alte querce
E i pini, ono,r de le montane balze,

Le Driadi lasciar meste e dogliose.

.Nè più su i poggi Silvanetti, e Fauni
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