Michelessi, Domenico; Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 1) — Venezia, 1791 [Cicognara Nr. 3-1]

Seite: 79
DOI Seite: 10.11588/diglit.28020#0265
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Che vincitor tornando a noi reconne
Queiraudace Toscano (ardua fatica ! ),

Che d’arme istrutto a l’età prisca ignote
Assalse il ciel non più tentato in prima?

O chi vorria svelare al vulgo i cupi
Rinovellanti ognora alti secreti
Di quella altera curva al mondo sola,

Che stassi sculta, eterno monumento
Del gran viaggio de la mente urnana,

Su ’l bel sasso, che chiude ii cener dotto
Del Geometra illustre in mezzo l’alpi
Nato , che pria produr non eran use
Per le balze petrose, e per gli alpestri
Seni, che nudi tronchi, e al ciel diletti
Di borea sprezzatori irsuti pini ?

Ch’egli pur sempre avvien , che rida il volgo
Là ’ve da sacro orror dovria più tosto
Esser vinto e sorpreso. Ahi ! che non puote
L’ignoranza nel petto de’ mortali ?

Ben di più mali ella talor cagione
A1 mondo fu, che sotto a l’altaTroja
L’ ira funesta del Pelide Achille , ,

Allorchè in riva a lo Scamandro i Greci
Giano a batîaglia disfidando, e fuori
Da le mura i Trojan chiarnando a nome,
Bilucenti d’acciajo, e baldanzosi
Per l’oracol di Giove avuto in sogno ;

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