Michelessi, Domenico; Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 1) — Venezia, 1791 [Cicognara Nr. 3-1]

Seite: 177
DOI Seite: 10.11588/diglit.28020#0363
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Cui nè rarssüta cetera ,

ISTè alleviar potean gli augeiii garruli,

Che pur da le frondifere

Lor case rispondeano

A1 flebil tocco de le corde d’or*

Misero ! e pianser seco

I deserti strimonii

Argini , e il curvo rodopejo speco ;

E seco de le oreadi

Lo stuolo un süon d’ alto lamento fè :

E per l’amata Euridice

Prese d’averno il cammin fosco intrepido ^
INA de le torve eumenidi
L’intesto crin di vipere,

Infami ceffi e fieri ei non temè,

Ma quaie è tanto duolo
Cui seco al fin non portisi

II fugace de gli arini eterno volo?

Ebber poi tante lacrime ,

Tante strida ebber fin P tanti sospir :

E tu il vedesti, o Calai,

De la leggiàdra Oritia alato figlio j
Te per l’onde volubili P
Te tra le fronde tremule,

Te fuggitivo a i monti alti inseguir.
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