Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 2) — Venezia, 1791 [Cicognara Nr. 3-2]

Seite: 80
DOI Seite: 10.11588/diglit.28021#0088
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/algarotti1791bd2/0088
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
8o Dialogo

im-magini per inodo , che ci è ora dato ve*
der quello , che altre volte non vedeasi ; o
vedere con distinzione grandissima ciô, che
solamente vedeasi cosi in confuso . ÜNon si
potrebbono mai esaltare abbastanza cosi no-
bili trovati, de’quali siamo debitori al no-
stro Galilei , che prese di Lincéo merita-
mente il norne , e rese , si potrebbe anche
dire , lincéi gli occhi dell’uomo. Cogli aju-
ti del telescopio l’uomo si è fatto più dap-
presso al cielo , e si mescola in certo modo
con le cose , che tanto sono al di sopra cli
lui. Quante stelle non siamo noi giunti acl
iscoprire , che sfuggono 1’ occhio nudo ? E
la via lattea , che veggiamo biancheggiare
la notte , e stendersi dali’uno all’altro po-
lo, non è altro che una moltitudine înfmi-
ta , uno esereito innumerabile di stelle . Del-
le montagne , e de’ valloni, che sono nella
luna , sarà senza dubbio , Madama, giunta
la voce anche a voi . Sono esse pure una
scoperta de’telescopj, i quali nelle macchie
di quel pianeta ci ha nno fatto vedere delle
bassure , e clelle alture grandissime : a tale
che ce ne lia, che superano di molto que-
ste nostre Alpi. Per via poi delle macchie.,

che
loading ...