Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 2) — Venezia, 1791 [Cicognara Nr. 3-2]

Seite: 151
DOI Seite: 10.11588/diglit.28021#0159
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Q U A R T O, l5t

egli fatto ? riprese a dir prestamente la Mar~
chesa . Più esperienze, io risposi, egli im-
maginô a tal fine ; ed eccovene una . La
imxnagine del sole dipinta dal prisxna nel-
la stanza buja, egli la faceva cadere sopra
una lente convessa, afsinchè i raggi di
diverso colore separati dal prisma fossero
dalla lente raccolti nel soco , e quivi ri-
mescolati insieme. Verissimo, disse pron-
tamente la Marchesa : ecco , la lente in-
triga di nuovo cio, che avea strigato il
prisma . Ma, ohimè ! come a xne non è ba-
stato l’anixno di farlo ? Tutte le cose , che
bisognavano, io le avea innanzi ; restava-
mi solo a congegnarle insieme , e non ho
saputo . Ricordatevi, Madaina , io risposi,
di quel facile, che è tanto disficile , ed
è sempre l’ultima cosa, che si trova. Gli
antichi usavano improntar nomi, e cifere,
con forme rilevate , e gittate di metallo .
Perchè non fare di ciascuna lettera dello
abbicci parecchi simili impronti, accozzar-
gli insieme, stampare ? E forse non vi vol-
lero tre secoli e più, dopo la invenzione
degli occhiali, a fare il Cannocchiale; cioè
a congegnare a proporzionata distanza del-

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