Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 2) — Venezia, 1791 [Cicognara Nr. 3-2]

Seite: 265
DOI Seite: 10.11588/diglit.28021#0273
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QuïntO. 265

il formasse di un alti’o conio , che gli al-
tri uomini . A segno , io risposi, che un
Francese ceiebre per la sua dottrina era so-
lito domandare a coloro, che lo aveano
veduto ed udito, se era pur vero, che
avesse ancls egli le mani i piedi una per-
sona , come 1’ abbiam noi. Quello poi, in
che sommamente disferiva dagli altri uo-
mini, era una rara e singolare modestia.
Piichiesto un tratto per quali vie fosse giun-
to a discuoprire tante e tanto ammirabili
cose , rispose non aver fatto se non quel-
lo , che fatto avrebbe tutt'altr’uomo dato-
si a pensare con pazienza. Lontano dal
volere imprendere guerre letterarie, cer-
cando insieme con la verità la quiete dell’
anirno , cosa , diceva egii, veramente so-
stanziale ; i più 'bei frutti del suo ingegno
lasciavagli nels oscurità , non curando di
manifestarsi , e di rivelare ciô ch’ egli era.
L’ Hallejo grande astronomo , e amico di
lux , viste per ventura qxxelle maravigliose
discoperte , che troppo lungo tempo erano
rimase nascoste , lo sforzô a pubblicarle ;
ed ei si vantava di essere stato l’Ulisse
egii, che îratto quello Achille dairombra,

lo
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