Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 2) — Venezia, 1791 [Cicognara Nr. 3-2]

Seite: 288
DOI Seite: 10.11588/diglit.28021#0296
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288 D I A L O G O

spoudere a quello ; che toccô già a me di
udire dalla bocca di un valente bacelliere
oltre monti ? Troppo ha del ripugnante ,
egli asseriva , ( e perô rinunziava al Neu-
tono e a’ suoi inganni, ) che da sette cose
scure , qusli sono , diceva egli i colori
del prisma , riuscir ne possa una lucida,
quale è il bianco . E forse anche taluno
potrebbe mettere in campo come un no-
stro italiano sostiene in istampa , che lo
ammettere la diversità de’ colori ne’ raggi
della luce è lo stesso , che del glorioso cor-
po del sole farne l’Arlecchino dell’ Uni-
verso .

II mio pensiero , riprese a dire il signor
Simplicio , non andava sicuramente a tali
inezie ; si bene a più altre disficoltà mos-
se, non ha gran tempo , in Francia da un
grave filosofo . Manco male, io soggiunsi
tosto,.che voi non intendete dei rancidu-
mi del Mariotto , nè d’ altri , che già si
levarono in Francia contro al Neutono.
Io intendo, e parlo del Dufay, ripigliô
egli con impazienza , ii quale nell’accade-
mia di Francia dimostrô novellamente le
molte fallacie di questo Neutono ; che con

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