Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 3) — Venezia, 1791 [Cicognara Nr. 3-3]

Seite: 236
DOI Seite: 10.11588/diglit.28022#0244
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ma 5 e le figure dell’ uno sembrano cori-
trafsare guello , che fanno le figure delF
altro.

DELLA IMITAZ IONE.

Tutte queste disferenti maniere dovrà il
pittore attentamente considerare parago-
narle insieme, pesarle alla bilancia della
ragione e del vero. Ma pigli ben guardia.
di tanto invaghire clietro alla maniera di
un altro ^ ch’ e’ si faccia a imitarla ; perchè
in tal caso, come dantescamente si esprb
me un sovrano maestro, sarà cletto nipo-
te, e non figlio clella natura (i)<

La imitazione sia del genere , non mai
della specie . Uno trascelga , se cosi lo por-
ta il naturale suo genio , a clipingere a toc-
chi, come Tintoretto e il Rubens ; ovve-
ramente a conclur le sue opere con fini-
tezza, come Tiziano ocl il Vinci: e in ciò
sarà lodevole la imitazione. Cosi Dante
non prese già egli a imitare le particolari

espres-

(i) Lionardo da Yinci Trattato della pittrH
ra cap. zS.
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