Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 4) — Venezia, 1791 [Cicognara Nr. 3-4]

Seite: 87
DOI Seite: 10.11588/diglit.28023#0095
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sosràlaRima. Sf

i! suono cli5 ella rende non sia il più disgm
stoso nè il più aspro : al che fece anche la
yia Fuso delle simili desinenze fattosi co-
mune appresso i Latini al tempo che decli»
nô la eloquenza, e alla naturale nobilità del~
io stile succedette in ogni cosa l’afsettazione t
Non è la rima di molto dissimile natu-
ra dallo acrostico, per cui conviene inco»
minciare i versi con certe date lettere, e
da simili altri barbarismi, o vogliam dire
studiati giocolini : e parve che il bello del-
ia poesia si riponesse tutto nelle difsicoltà,
che nella coinposizione dei versi si avesse-
FO da vincere. Talchè non si puô recare
in dubbio, che da molte ragioni fiancheg-
giata non venga la opinione di coloro, che
dalk volgar nostra poesia sbandire ne vor-
rebbono la rima : tra le quali non tiene cer-
tamente l’ultimo luogo il vedere, che col-
pa la rima uno dice non quello chevuole,
ma quello che puô (i),

Po-

cjue la nôtre, La rime esc pîüs disficüe elle
seule, que toutes leurs regles ensemble.

Fénelon Lettre à 1’ academie françoise art. V,
( î ) Un poéte anglais, disais-je, est un hom-

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