Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 4) — Venezia, 1791 [Cicognara Nr. 3-4]

Seite: 106
DOI Seite: 10.11588/diglit.28023#0114
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ponimenti fatti di piccioli versi non puâ
cader dubbio, a mio credere, che non ci
abbia da aver luogo la rima. E la ragione
parmi esser questa : per quanti vantaggi pos-
sa avere la nostra lingua sopra alcuna del-
le moderne ; non è stato però possibile di
rinovare nè meno in essa Eantico metro,
e di ridurre i versi voDari sotto alla misu-

O

ra dei latini e dei greci. Di lunghe e di
brevi, di dattili e di spondei non è certa-
mente scarsa la italiana favella : e nei com*
ponimenti detti endecasillabi ci è dato di
rendere assai bene una immagine degli en»
decasiilabi latini:

Cui dono il lepido nuovo libretto

Pur or di porpora coperto e d' oro ?

Ma la prosodia non essendo tra noi ridot-
ta sotto a regole certe e stabili, poco più
là si può procedere : e tutte quelle imita-
zioni, che nella nostra lingua si vorranno
da noi fare dei metri antichi, non d’altro
avranno sembianza , che di un eco imperfetto
e confuso . II dotto Leonbatista Alberti, che
tanto cooperò a far risorgere la antica ar-
chitettura, tentò altresi di far quasi lo stes-

so
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