Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 4) — Venezia, 1791 [Cicognara Nr. 3-4]

Seite: 108
DOI Seite: 10.11588/diglit.28023#0116
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108 S A G G I O

nostri piccioli versi ; non si può per conto
muno mettere in confronto con la regola-
ta inusica, che dalla quantità risultava del-
le sillabe, e della combinazion varia de’pie-
di usati negli asclepiadei nei gliconj negli
adonj, e in altri simili metri degli antichi:
tanto più che la cesura ne’piccioli versi dee
precisamente cadere in un dato luogo, e
non può geiterare per sò diversità alcuna
di suono. Tutto ciò conviene ingenuamen-
te confessare, per rendere al vero queli'
omaggio che se gli deve; lasciando a quel
bravo gentiluomo di s. Evremont il franca ■
mente asserire, come le lingue moderne
nulla hanno da invidiare alle antiche ; e se-
gnatamente che i versi francesi sono più
armoniosi dei latini (i).

Un’altra sorgente di diletto nella nostra
lingua, e sopra tutto nella nostra versili
cazione , è il non essere noi astretti nelia
dizione a seguir passo passo I’ordine grarn-

ma-

(i) Wotre langue est plus majestueuse r/ue
ia latine, et les vers plus harmonieux, si je>
puis rne servir cle ce terme .

Dans une lettre à M. le comte de Lionne .
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