Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 4) — Venezia, 1791 [Cicognara Nr. 3-4]

Seite: 442
DOI Seite: 10.11588/diglit.28023#0450
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44â S A G G î ô

jjercuotere lo strale della intenzione dei poe-
ta; o piuttosto di colui che quella celebre
ode gli dettô .

In tal modo andarasi sempre più alimen-
tairdo l’amicizia tra Mecenate , e Orazio j
e la setta dell’ epicureismo ch’ebbero a co-
rnune amendue punto non la rassreddô .
Era quella hlosoha alla moda a quei tem-
pi in floma . Cantata da Lucrezio , i cui
versi doveano soltanto temere il confronîo
di quei di Yirgilio, era stata abbracciata
dal divo Giuîio epicureo sobrio, cla Oppio
da Balbo da Irzio da Pansa da Mazio da Ma-
murra, i più de’quali aveva arricchito delle
spoglie del mondo da esso lui vinto, e che
dopo avere operato le più grandi cose si
diedero fatti già veccîij alPozio più. erudi-
to, e pensavano a promover Parte del pian-
tare i giardini, deîlo abbellir le ville , a
render ia vita in ogni sua parte elegante
voîuttuosa splendida, simile in certo modo
a quella degli clei (1). Di una tai vita ne

avea

( j. ) Cnæus noster locum ubi korios aedifi-
caret (Balbo) dedit.

Cic. ad Attic.
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