Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 4) — Venezia, 1791 [Cicognara Nr. 3-4]

Seite: 450
DOI Seite: 10.11588/diglit.28023#0458
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te non è domandare, che cosi Funo como
1’altro vacla dicendo, non doversi avere ti-
more alcuno ; che era uno de’maggiori fon-
damenti cli quella setta? che coi corpo fa-
ceva spento ogni cosa (1). Nel cogliere di-
poi i piaceri della vita tanto Orazio quan-
to Epicuro ci mettevano di grandi consi-
derazioni, e non erano gran faîto corrivi.
Persuasi amendue , che Euomo non è ai°
trimenti. come Eamante platonico,

Sciolto da tutte qualitadi umane ;

ma che gli afsetti sono i venti, che nel
mar delia vita gnidano la nostra nayicella,
erano persuasi altresi, che sta alla religio-
ne o ai regolato amore di noi medesimi il
timoneggiarla, e il far si che ella non dia
in iscoglio (2) . Da uti piacere , e sia puF

vivo ,

(1) cuvèdiÇe S'è iv rcò voyifaiv yndèv Trpos v-
yis HVM tov Süvctrov .

Ibid.

„ „ _ _ „ _ - caret tibi nectus inani
Ambitione ? caret mortis formidine et ira ?

Epis. 2. lib. II.

(2) On Lifesj vast Ocean diverseiy we sail,

Rea-
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