Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 4) — Venezia, 1791 [Cicognara Nr. 3-4]

Seite: 545
DOI Seite: 10.11588/diglit.28023#0553
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SOPR.A 0 R A Ì I O. 545

Venere il cinto . In efsetto tutti gli altri
poeti latini sono stati cosi felicemente imi-
tati da’moderni quanto il possono com-
portare le disfìcoltà che s’ incontrano gran-
dissime nello scriyere in una lingua già
morta. Nelle elegie di alcuni cinquecenti-
sti, del Bassani e singolarmente del Za-
notti , riyisse in certa maniera il tenero 0
clotto Catullo : i colori, con che Lucrezio
lia lumeggiato la fìlosofìa sono riflessi nell’
nno e nell’altro poema dello Stay : e per
sino la maestà di Virgilio troyò nel Fraca-
storo un si degno rivale , ch! ebhe a dire
II Bembo, come pareva, che dall’anima
stessa del poeta romano spirati fossero qua
e là i versi della Sifilide (1) . Non cosi
di Orazio . Vane furono tutte le prove ,
che dal Flaminio , dal Sarbievio (2) , e da

altri

(1) Lettere del Bembo voh III. lib. 5. lett. 1.

(2) Le Poete ( Mabhias Casimir Sarbievius ,
ou SarbieusJii Jesuite Polonois mort à 4b. ans ,
en 164.0. ) a passè pour un lyricjue du pre-
mier ordre : en sorte mêrne cjue Grotius a
dit de lui : Non solum æquavit . sed inter-
dum superavit Flaccum ; co cjui est neanmoins

To: IV. M m un
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