Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 5) — Venezia, 1791 [Cicognara Nr. 3-5]

Seite: 102
DOI Seite: 10.11588/diglit.28024#0110
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0 P E R E

non sono i nostri, e contro muraglie fon-
date da nazioni, che in ogni maniera d’ope-
re miravano all’eternità. All’istesso modo,
che parliam noi degli efsetti del cannone,
parlavano essi degli effetti delle lor mac-
chine : e contro alla invenzione di quelle
fecero già le cloglianze medesime, che fat-
te furono da noi contro airinvenzione del--
le bocche da fuoco.

Non pià la gagliardia, non più Γardire
Per te puô in carnpo al paragon venire,

dice FAriosto del cannone, ripetendo la
mala voce, che se gli dette dai popolo,
quando da prima ne furon viste le prove.
E Archidamo figliuolo di Agesilao al vede*
re la catapulta novellamente venuta di Si-
cilia: per dio, esclamô, già la prodezza alV
uomo non varrà piû nulla (1). Fatto è, che
con tervibile scoppio scattavano quelle mac-

chi-

(.1) Np^tS'agos 0 A.’yiftnKeen xaTUTrsKTixoir tS'cev
βίΚθί τοτί οτρωτον ίκ Έικίλιαί κορισ^ίν ,· ανίβοι
ζπμ , ω H’pctxKets, άποΚωΚίν etvS'pos άρίτά .

Plut, apophtegm. regum ac imperatorurn.
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