Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 5) — Venezia, 1791 [Cicognara Nr. 3-5]

Seite: 232
DOI Seite: 10.11588/diglit.28024#0240
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Discorsï

la loro disciplina, de’loro modi di campeg-
giare e di combattere, che non fanno i B.o-
mani medesimi, i quali scriveano a perso-
ne , che di tali cose erano pienamente in-
struite. Ma quei Greci sapeano a fondo la
lingua îatina ; buona parte della vita erano
vissuti co'Romani : e Giosefso tra gli altri
avria potuto porre in fronte della sua storia^

.... quaeque ipse miserrima ■vidi,

Et quorum pars magna fui.

i\Ton si atteneano per niente alla tradizio»
ne vaga ed incerta · la quale , somigliante
alla favola, attribuisce ad uno ciô che ap-
partiene ad un altro, ciô ch'egli non fece
e non si avvisô di fare giammai; la quale
di un semplice uomo fa molte volte un
eroe , di un eroe ne fa un dio. Da tal fon-
te bevette Plutarco molte di quelle parti-
colarità, ch’egli inseri nelle sue vite ; e di
quindi egli attinse ii disegno della român-
zesca impresa , che meditava Giulio Cesa-
re dopo la conquista dei Parti. Non è nien-
te verisimile , che, per sapere îa verità del»
le cose , la conversazione, come pretendo
Plutarco, fosse più instruttiva della lettu-

ra
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