Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 6) — Venezia, 1792 [Cicognara Nr. 3-6]

Seite: 244
DOI Seite: 10.11588/diglit.28025#0252
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mente bisogno? Che giova iniine a’ nostri
uomini il posseder le lingue de’Tullj e de’
Demosteni, ed emulargli nella propria, se
poi son mutoli, quando più converrebbe
parlare? Hanno gl’Inglesi mostrato alle al-
tre nazionì la economia del corpo umano ,
ìa notomia dell’anima che c’informa, Ia Jfi-
gura della terra cheabitiamo, le strade dei
pianeti, e persino delle comete che insie-
me con noi si raggirano d’intorno al sole.
Se non che trascurano del tutto quella scien-
za, a cui vuolsi sopra ogni altra rivolgere
i pensieri e lo studio, mostraiido ignorare,
che Araore è nodo e gioja del mondo, che
egli è la goccia cordiale, e il dolce che
viene dal cielo mesciuto agìi uomini nel
calice della vita, per far loro tranghiottire
quell’amara bevanda.

E che a tale sia ridotta la cosa, il mag-
gior obbligo l’abbiamo a’nostri Catoni, a’
nostri satrapi nemici giurati di ncstra gen-
tiiezza. Non rifinano mai costoro di predi-
care alla gioventù, edire: corteggiando don-
na infemminir l’uoino; la severità de’co-
stumi essere il Palladio della libevtà e del-
la Costìtuzion nostra politica ; disdh’si a cuor

ìn-
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