Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 6) — Venezia, 1792 [Cicognara Nr. 3-6]

Seite: 263
DOI Seite: 10.11588/diglit.28025#0271
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1) I C I T E R i . 2,6*5-

cni e dato di raeglio discernere, non ten-
gono gli occhi iìsi nelle bellezze mortali,
se non se in quanto sono una immagine,
e quasi uno specchio cleiie celestiali; se non
se in quanto

Sono scaìa al Fattor, chi hen le estìma.

Coteste verità, insegnate già clal divino
Platone, furono richiamate nel mondo do~
po lungo volger d’anni cla que'sovranissimi
cantori, Dante e ilPetrarca; l'uno de’qua-
3i la sua purissima liamrna per Bice e in
prosa e in versi sece agli occhi di tutti ri-
splendere; l’altro anni ventuno ardencìo can-
tò viva la sua Laura, ecl altrettanti e piri
la pianse già morta. Seggono quegli eleva-
ti ingegni, maestri di coloro che sanno; e
a paro di que’primi due siede quello spi-
rito gentile di messer Piero Bembo, il qua-
le co’ dottissimi ed elegantissimi suoi Aso~
lani mostrò è poi a'naviganti clelì’amoroso
mare certa stelJa, anzi il segno della inclia-
na pietra, oncle potessimo vela e governo,
dove più la nostra salute il domandasse,
sicurainente e in ogni tempo dirizzare. A
questi, o jNfume, tu ragionasti nelia men-

B. 4 te ;
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