Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 6) — Venezia, 1792 [Cicognara Nr. 3-6]

Seite: 326
DOI Seite: 10.11588/diglit.28025#0334
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5z6 Y I T A

mente tal cosa che nell’originale sente del
ìibero ; e in iine corae egii abbia dato a
varj concetti un’aria nostrale, senza alterar-
ne gii anticlii lineamenti. Sebbene e’non
è da dissimulare, che alcuni sbagli non si
scontrino qua e là nella interpretazione del
testo (1); che più d’un luogo non sia sta-

to

(i) Nella sat. V. del lib. II. parlandosì dell’
uccellare i vecchj per averne r 1’eredità ,
Obsecjuio grassare : mone , si increbuik aura,
Cautus uti velet carum caput: extrahe turba
Oppositis humeris : aurem substri?ige locjuaci,
Se inrpudente talora è in suo sermone,

Tiralo , acciocch’ ei taccia , per 1 a stola .

Nella sat. III. del lib. I. deridendosi il dogma
stoico : che il savio era ogni cosa,

Ut cjiiamvis tacet Hermogenes, cantor tamen,
atque

Optimus est mod?ilator .....

.... •Sapiens operis sic optimus o?n?ii$

Est opifex sol?is, sic rex.

Sebben l’uno di musica intonato
Non ha nota in sua vita.

Questi e simili altri sbagli furono segnati coil’
amatita in margine del manoscritto dell’ autore ;

furo-
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