Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 6) — Venezia, 1792 [Cicognara Nr. 3-6]

Seite: 327
DOI Seite: 10.11588/diglit.28025#0335
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Stefano Pallayicini.

tó per una o per altra guisa snervato (i)j

e so-

furono riferitì in uno scritto, che va innanzi
al secondo tomo dellé opere stampate di lùi ;
ed ivi si proposero per la più parte di essi al-
cune ìeggiere mutazioni, ritenendo quanto era
possibile le stesse riiiie e le stesse parole .

(1) Nella sat. Y. del lib. I.

..... Somnus tarnen aufert
Intentum Veneri .

Nella ep. I. del lib. II.

S&d tuus hic populus sapiens et justus in uno.-
Te nostris clucibus , te Grajis ajiteserendo etc.
Ma questo stesso popolo sì giusto ,

E saggio in preferirti a quanti eroi
Grecia ebbe , e Pioma al secolo vetusto etc.

II Poeta latino cortigiano fìnissimo, parlando
in questo luogo così in generale de'capitani i’0-
mani di qualunque tempo , viene ad anteporré
tacitàmente Augusto a Giulio Gesare stesso, al-
lo stesso divo suo padre, i cui fatti erano tut-
tavia freschi nelle menti di ognuno. II che tut-
to svanisce nella traduzione ; dove i capitani ro-
mani si ristringono a quei del secolo vetusto
in rispetto a’ tempi di Orazio. Ma quel vetu*
sto fu certamente uno de’ mali giuochi soliti
farsi dalla rima: e di somiglianti taccherello si
veggono sparse in tutto il restante dell’opera,

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