Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 7) — Venezia, 1792 [Cicognara Nr. 3-7]

Seite: 77
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T> T V E R S 7. 77

qitasi tutti i nostri poeti lo sappiano per
lo meno a mente. Ma percliè a confronto
cli esso non sare nè meno menzione di quel-
lo del Bembo sopra la sper^nza, in cui, se
non ci è la grandiloquenza del Casa, ci è
limatezza di stile eguale, maggior natura-
lezza nei sentimenti, e maggiore affetto?

Speme, che gli occhi nostri veli e fasci,
Sfreni e sferzi le voglie e V ardimento,
Cote di arnor, di cure e di tormento
Ministra, che quetar mai non ne lasci ;
Perchè nel fondo del mio cuor rinasci,

S' io ne t' ho svelta? e poicli io mi ripento
D’ avere a te creduto, e 7 mio mal sento ,
Percheditue impromesse ancor mipasci?
Vattene a lieti e fortunati amanti,

E lor lusinga, a lor porgi conforto,
S’han qualche dolci noje e dolci pianti.
Meco, e ben ha di ciù Madonna il torto,
Le lagrime son tali e i dolor tanti,

Ch' al pia rnisero e tristo invidia porto „

II più bel poema latino che sia stato fat-
to dopo la Sifilide, è forse TAurora borea-
le del padre JNocetti; tanto è pieno degli
spiriti non che deile frasi diVirgilio. E si

po-
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