Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 7) — Venezia, 1792 [Cicognara Nr. 3-7]

Seite: 83
DOI Seite: 10.11588/diglit.28026#0091
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D I V E R S I .

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so che cli vaghezza. Ma quel dover preu-
dere il vidit o Xinspexd in due significati,
vederlo come sotto due sacce, ha non so
che dello ssorzato, ecl è lontano dalla gre-
ca semplicità. E' uno di quei fioretti, con
che a Meissen si suol coprire un qualche
pelo che faccia la vernice nella porcellatia.
II Salvini ha tradotto in greco la elegia di
Catulio sopra la chioma di Berenice, ed
ha inteso di restituire il testo di Callima-
co, da cui quella elegia fu dal Poeta ve-
ronese trasportata in latinò. E' da deside-
rarsi, che nelle rovine dell’Ercolano si tro-
vi Calliinaco, per vedere se jl Salvini ab-
bia dato nel segno. Ma per mdie ragioni
è da credere, che queila sua divinazione
non sia cosi felice a gran pezza, come si
fu quelia del suo compatriota Yiviani, che
restitui il libro di Apoiioxrio tal quale fu
ritrovato dipoi.

Con ia esatta misura aila mano della gran
piramide presa dal Graves, trovò ii Neuto-
no la quantità precisa del cubito egizio; e
ciò per via di una supposizione naturaiissi-
ma: che dovendosi fare una mole cosi sem-
piice in un sito cosi ainpio come è il de-
E a serto ;
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