Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 7) — Venezia, 1792 [Cicognara Nr. 3-7]

Seite: 126
DOI Seite: 10.11588/diglit.28026#0134
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12 0 Pensieìii

uoHiini, senza che per esse si stendesse ,
come ha fatto rte’secoli appresso, la vista
de’lilosofi. E a chi si ha I’obbligo di un
cosx bel trovato? non alie meditazioni di
im Keplero di un Ticone di un Galilei,
ma al semplice caso. - Un occhialajo di Oian-
da ignorante di lettere idiota si abbattè per
yentura nella sxxa bottega a traguardare -a
ti’avei'so due lexxti, una conyessa ed una con-
cava, che si trovavano giusto collocate in
quella distanza che è necessairia perchè in-
grandiscano gli oggetti ; e così egli fe do-
no al genere umano del cannocchiale. E'
pixx di vergogna a’matematici non aver tro-
yato il cannoccbiale subito che comparvero
al mondo le lenti, che non sarebbe stato
loro di onore l’averlo trovato qualche texn-
po dipoi : e tal nobile inyenzione è corne
la starnpa, un monumento della debolezza
e del corto vedere degli uomini,

I piccioli signori stimano poter nasconde-
re la loro picciolezza sotto la poxnpa e le
formole de’cirimoniali; come gli aristoteli-
ci procuravano di cuoprire la loio ignoran-
za collo strepito e col forraolario del gerg°
scohtstico.

II
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