Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 7) — Venezia, 1792 [Cicognara Nr. 3-7]

Seite: 131
DOI Seite: 10.11588/diglit.28026#0139
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DlVERSÌi i3i

i’ate materie ch’essa dentro contienej que-
sti ne esaian fuori: durante il mal tempo
sono tra loro confusi, e tra per il mal tem-
po e per la scurità dell’aria non si può dh
stinguere colore alcuno > Cessato il mal tem-
po si dispongono in un bei cerchio; e cia-
scuno nel suo luogo mostra il color suo,
ilìuminati che. sieno dal soìe, che aneh’es-
so si mostra dopo il mal tempo e torna a.
rallegrare il mondo . Ognuuo vede l’assur-
dità del primo ragionamento, non tutti V
assurdità del secondo, benehè sieno egual-
mente amendue fuori della ragione. Cosi
avviene tuttogiorno in fìlosofia e singoìar-
mente in medicina. Tutti ora si fauno bef-
fe delle qualità peripatetiche, colle quali
volevano altre volte i gaienici spiegare le
malattie del corpo umano. Pochi sanno far
Pistesso de’sali acidi ed alcaii, e di altre
simili inezie, che vi hanno sostituito i rno-
derni settatori della fdosolia meccanica.

Ilontani, dicono iFrancesi, hanno sem-
pre il torto: moìto più coloro che sono mor-
ti. II famoso pozzo di Orvieto, opera re-
gia, fu fatto d’ordine di Clemente VII. E
già erano scolpite le arme cou le palle da

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