Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 7) — Venezia, 1792 [Cicognara Nr. 3-7]

Seite: 163
DOI Seite: 10.11588/diglit.28026#0171
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/algarotti1792bd7/0171
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
V I V E R S I .

i63

fu mai giusta la espressione di un popolo
di eroi, lo fu ne’più bei giorni dell’antica
Pioma. I moderni sono talvolta grandi uo-
mini, in virtù di un’aniraosità, diunapic-
ca_, di una educazione, dirò cosi_, acciden-
tale, che dà loro lalettura elostudio. So-
no ora per ubbriachezza, comeiTurchi son
'bravi per forza dell’oppio.

II thè, domanda un uomo ragionevole
ad uno Ippocrate del secolo, è egli sano
o malsano? Gornelio Tacito, egli risponde,
c’insegna come i Batavi erano mai sempre
in guerra vincitori de’Galii. Ora i Galli al
contrario sono vincitori de’Batavi, e al tem-
po di Tacito non si portava da’Batavi nera*
meno una foglia di thè.

La mala riputazione, che appresso i fxlo-
sofi ha lo studio delle etimologie, viene piut-
tosto dalla poca discrezione di coloro che
vi si applicano, che da vanità clie abbia in
sè lo studio medesimo. La etimologia di
alfana, che Menagio sa derivare da Equust
va nelle bocche degli uomini in proverbio,
e basta quasi da sè a dare un ridicolo agli
etimologisti, che si fanno lecito qualunque
stiracchiatura, e trasformano a talento ioro
L a © sgar-
loading ...