Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 7) — Venezia, 1792 [Cicognara Nr. 3-7]

Seite: 181
DOI Seite: 10.11588/diglit.28026#0189
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/algarotti1792bd7/0189
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
1

D I V E R S I.

g tli ncn finire il neraico , le quali tolse-
ro agli Spartani Fimpero .

GFInglesi, che nella presente guerra do-
vevano trionfare in tutte quattro le parti
del mondo , perdettero da principio Mino-
rica ed aveano di che temer fortexnente
per le loi’o proprie cose ; come Fontenel-
le, che doveva viver presso a cento anni,
e su per morire di un deliquio il primo
di che venne ai mondo .

Ognuno deplora le decadi di Livio che
sono perdute, e desidererebbe , che più
che altro perduto libro dell’antichità si ri-
pescassero nelle rovine di Ercolano . Io per
me desidererei piuttosto, che si trovassero
i libri perduti di Diodoro Siculo , che di
tanto strane e curiose cose è miniera ; i
libri di Polibio , che se tanto non diletta
per la maniera con cui scrive , tanto ne
ammaestra colle cose che scrive. E qual
tesoro non sarebbe vei'amente , se si. ritro-
vassero gli scritti , che al riferir di Corne-
lio Nipote , avea disteso Annibale in gre~
co ? Non sarieno questi da porsi in ischie-
ra colle memorie di Turenna di Montecuc-
coli, e con quelle che delle sue imprese

M 3

aveva.
loading ...