Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 7) — Venezia, 1792 [Cicognara Nr. 3-7]

Seite: 182
DOI Seite: 10.11588/diglit.28026#0190
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aveva scritto il principe Eugenio, e eh@
gli diede dipoi alle siamme ; con quelle
che ha scritto un altro capitano de’nostri
giorni , che sa vincere come Annibale , e
nieglio di lui sa usar della vittoria : se si
ritrovassero i commentarj di Silia di Lu-
cullo di Labieno di Pollione di Augusto ,
e sopra tutto il volume delle lettere che
avea scritto Giulio Cesare a Cicerone nel
tempo della guerra civile? Ciò che manca
dq Fast.i di Ovidio , sarebbe pure un bel
trovato , cosi per la erudizione come per
ìa poesia : e quante delle. sue elegie scam-
biare non si polxebbono con la Medea tan-
to lodata da Quintiliano , in cui non lasciò
come nell’altre sue opere la Iniglia all’in-
gegno , e di cui dice egli medesimo nel
secondo de’ Tristi :

Qiiaeque gravis debet verba cothurnus habet?

Quale fu più ardita impresa , quella di
Annibale di partirsi di Spagna traversar lo
Gallie superar le Alpi inospite , e piantar
la guerra in mezzo all’ Italia dove era il
forte de’Romani; o quella di Scipione di
passare in Afsrica in tempo , che AnnL

bale
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