Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 7) — Venezia, 1792 [Cicognara Nr. 3-7]

Seite: 212
DOI Seite: 10.11588/diglit.28026#0220
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È12 Pensiep,i

Se forse non sono anche più pieni quei ùue>
che sl gran Maestro dell’ordine Gerosolimi-
tano dovrebbe far incidere in màrmo nel-
la sua residenza :

Ce stérile rocher qu’ anoblit la 'vaillance,
Est le rempart de Rome, et V écueil de By~
sance.

Àvviene assai volte degFingegni come dei
corpi, i quali, se tosto si riscaldano, tosto
anche svaporano ; e quanto più penano a
riscaldarsi, tanto nieglio concepir sogliono
e ritenere il calore.

Euclide ebbe in animo di comporre non
meno un eccellente trattato di geometria,
che un libro inappuntabile di logica. Egli
si figura di avere a fare con l’uomo il più
cavilloso del mondo, e di volerlo ad ogni
modo convincere a fil di ragione. Posti al-
cuni principj incontrastabili e semplicissimi,
lo guida di mano in mano alle cose più
composte e più alte, sforzandolo niai sem-
pre con la dimostrazione allamano; nè mai
passa dacosaacosa, che l’unanonsia con-
catenata con l’altra, e questa non conse-
guiti immediatamente da quella; di modo

che
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