Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 7) — Venezia, 1792 [Cicognara Nr. 3-7]

Seite: 261
DOI Seite: 10.11588/diglit.28026#0269
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Dell’ Eneide del Caro . 261

nn traduttore, il cui fìne è senza dubbio
quello di correre in aìtra lingua la inede-
sima strada con jsso lui. L'un modo è gram-
maticalmente, poeticamente l’altro. II pri*
ino non è per conto niuno da sofserirsi;
come sofferir non puossi ballerino , che non
sia fermo sulle gambe, e in luogo di ca-
priolare inciampi, o suonator di violino,
che tocchi I’una nota per l'altra: e questo
fu, come sapete, il inodo tenuto più che
in altra, cred’io, nella version del Neuto-
nianismo in francese. L’altro, cheilpiùor-
dinario è, consiste nello sfigurare il carat-
tere dell’autore che rappresentar vuolsi, co-
pioso apparir facendo quello che è conci-
so, Horito quel che èsevero, o che so io:
e genera questo inodo queila noja, che al-
trui recherebbe il vedere una grave danza
della Sallè trasportata al gusto delia Mariet-
te, o l’udire una sonata di Tartini tradot-
ta ai metodo del le Clerc.

Ora si nell’un modo come nell’altro pec-
cato ha contro Yirgilio il Caro, o nella ret-
ta interpretazione deila sentenza delPoeta,
o quello snervando con prolissità soverchia,
o il carattere in sonrma del tutto desorrnan-
L 3 done,
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