Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 7) — Venezia, 1792 [Cicognara Nr. 3-7]

Seite: 268
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268 Lettere stjlla traduz,

dice Virgilio alla fm del primo, parlancso
di Jopa citaredo alla mensa diDidone, che
il Caro voita

Cantò le 'vie che clrittamente torte

Renclon vaga la Luna, e bujo il sole;

della quai versione non so se più imbaraz-
zati fossero gli antichi epicicli, e tutta la
Tolomaica astronomia .

Io non vi parlo della interpetrazione, che
dà il Caro alle ultime parole della parlata
di Didone ad Auna nel quarto. Impercioc-
chè benchè io amassi mealio riferirle ad

D

Enea, come fanno il P. Catrou, iì P. la
Rue, e sab. Desfontaines nella novella sua
traduzione, il che ha un senso rnolto più
patetico e virgiliano ; tuttavia non puossi
accusare il Caro in tanta varietà di lezio-
ni, quanta ne sofsre quell’ultimo verso; nè
a buona equità condannarlo, mercè l’esem-
pio di altri molti che interpetrato han quel
luogo allo stesso modo di lui, fra’quali è
il Dolce in quel suo strano innesto dell’
Iliade e dell’ Eneide (1); e mercè massime

l’au-

(1) C. 35. verso il Jine dell'dchille ed Euea :
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