Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 7) — Venezia, 1792 [Cicognara Nr. 3-7]

Seite: 271
DOI Seite: 10.11588/diglit.28026#0279
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dell’ Esteide del Car.o, 272

lo metto da parte molte cose, che no-
taì già in un tempo, in cui con qualche
cliligenza confrontai Virgilio col Caro, per
veder pure, se vero era quello che udito
io avea da non so chi troppo gran partigia-
no per avventura diPetronio, clell’ Ariosto,
e clel la-Fontaine: esser la fecleltci dc miglio-
ri traduLtori eziandio a tjuella somigliante
delle donne ,

Potrebbesi a questo proposito far parola
della versione di quel luogo del decimo,
allor quando Mesenzio sfidando disperata-
mente a battaglia Enea grida :
iVec mortem horremus, nec Divum -parci-
mus ulli,

che vien dal Caro traslatato

, . . . Or ne la rnorte io temo,

.ZVe gli tiLoi Dei

contro la grammatical sentenza diVirgilio,
e contro il carattere altresi di Mesenzio,
rappresentato clal Poeta come barbaro e sa-
crilego, contemptor Di/vurn,

».e che j'ijjone

JVe la spada sua Legge e sua ragione ( 1 ),.

si*

V) Gossredo C. II,
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