Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 7) — Venezia, 1792 [Cicognara Nr. 3-7]

Seite: 310
DOI Seite: 10.11588/diglit.28026#0318
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5io Lettere stjlla traduz.

dare opera ad onorar di nuova favella le
cose belle, o da’forestieri o dagli antichi.
dettate; nè in altro modo che traslatando
le greche scritture surse il latino sermone
a quella maestà ecl ampiezza, che l’animo
nostro pur anco inonda, e per cui la Ro-
ma di Cicerone e di Virgilio è tuttavia si-
gnora del mondo.

Ben vi apponete altresi in credendo, che
io fra le cose nella volgar nostra lingua re-
cate tenga in pregio la version dell’Eneide
del Caro, acl onta delle critiche osservazio-
ni sopra quella trasmessevi a questi di. Si
certo che io la tengo in pregio ; e terrolla
mai sempre, fìnchè miglior version di quel-
la non esca in luce: nè io sarei altrimen-
ti d’opinione, che dovesse altri pensare a
tentar di bel nuovo la divina Eneide, co-
me dopo il Cai’o fatto hanno in verso sciol-
to, unica rnaniera di tradurre i poeti, il
Guidiccioni, e l’Angelucci, più fedeli del
Caro, ma all’incontro pirt servili, immuni
da’suoi vizj, ma privi eziandio delle sue vir*
tù. Vorrei più tosto, che altri prendesse
a corregger la version del Caro buonissima
in molte parti sue, purgandola cosi dagli

erro-
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